“Chiediamo rispetto della tregua olimpica. Lo sport faccia tacere le armi”. Così il presidente Mattarella pochi giorni fa. “Chiediamo che la tregua olimpica venga ovunque rispettata. Che la forza disarmata dello sport faccia tacere le armi… dobbiamo essere la pace che desideriamo vedere nel mondo, diceva Martin Luther King”.
Sono parole che ricordano quelle che, anni fa, i genitori o i nonni dicevano ai figli quando uscivano la sera “Vai piano e torna presto”. Una frase di rito… Sì, perché chi ci pensa oggi alla tregua olimpica?

A cominciare dalla presenza degli uomini dell’ICE, che non certo la migliore interpretazione dello spirito olimpico.
Ma l’Italia non ha ancora aderito al Trattato per la messa al bando delle armi nucleari. Sarebbe stato un bel segno aderire proprio in questi giorni.
Roberto Cingolani, AD di Leonardo, è andato in questi giorni nelle scuole (sì, proprio nelle scuole!) Per dire che “siamo in un momento in cui nel pianeta ci sono 61 guerre. La pace non è gratuita, la pace va difesa e per difendere la pace c’è bisogno di essere in grado di investire e avere un sistema che faccia paura a chi ci aggredisce. Non fatevi fregare da chi dice che buttiamo soldi in armi. Non è così”.
Detto tutto. Ecco la propaganda della guerra, altro che tregua olimpica! E l’elenco potrebbe continuare con gli incontri del nostro Governo con i rappresentanti del Governo egiziano, incontri di affari, con buona pace dei dieci anni dal rapimento e assassinio di Giulio Regeni.
Il nostro Ministero della Difesa, alla faccia della tregua olimpica, non solo migliora sempre più l’impegno con i caccia F35, ma ha chiesto di triplicare l’impegno economico per il progetto del nuovo aereo GCAP, di sesta generazione, in collaborazione con Inghilterra, Giappone, Italia e ora anche Arabia Saudita: da 6 miliardi a 18 miliardi.
Ci sono, però, anche dei segnali importanti, forti e chiari. Fatti concreti sulla strada del disarmo e della pace.
Proprio il giorno dell’apertura delle Olimpiadi, venerdì 6 febbraio, i portuali non lavorano per le guerre. Sciopero internazionale dei porti.
“La protesta – scrivono – partirà da 21 tra i più grandi e importanti porti europei e mediterranei, come Bilbao, Tangeri, Pireo, Mersin, Genova, Livorno, Trieste, Ancona e Civitavecchia e altri ancora. Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto l’adesione anche dai porti di Amburgo e di Brema ed anche negli Stati Uniti, in diverse città portuali, si stanno organizzando mobilitazioni e iniziative. Un’azione congiunta e coordinata come non si vedevano da decenni alla quale si sono uniti movimenti e associazioni di solidarietà”.
Già in questi anni con l’iniziativa Fari di pace, avevamo sollevato il problema in molti porti italiani del coinvolgimento dei porti‚ con la guerra. Un momento importante è stato il 2 aprile 2022 a Genova, dove alla presenza di numerose associazioni cattoliche e laiche, alla presenza dei vescovi di Genova e Savona e di tantissime persone, avevamo dato la nostra solidarietà ai lavoratori del CALP del porto di Genova che si rifiutavano di caricare le navi con armi da guerra. Anche papa Francesco li aveva ricevuti e sostenuti.
Come ci ricordava papa Francesco: “Il male per vincere ha bisogno di complici”.
Possiamo celebrare le Olimpiadi ed essere complici della guerra?


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