Abbiamo appreso, con grande dispiacere, della morte improvvisa di Alberto Trevisan, storico obiettore di coscienza. Si è spento ieri, il 12 marzo, proprio nel giorno di San Massimiliano, nato nel 274 e morto a Tebessa il 12 marzo 295, ucciso perchè si era rifiutato di prestare servizio militare e, per questo, considerato patrono degli obiettori di coscienza. Alberto Trevisan, autore del libro "Ho spezzato il mio fucile", è tra i padri della legge sull'obiezione di coscienza, la nota L. 772/1972. Una vita intera di coerenza, di testimonianza, di nonviolenza: Vorrei "che i giovani capissero che non occorre essere eroi, emergenti, competitivi ma 'ognuno deve fare qualcosa' come ci ha chiesto Aldo Capitini", scriveva in un'intervista di Diego Cipriani, pubblicata in Mosaico di pace nel novembre 2005.
Gli atti del suo processo sono stati raccolti nel libro "Processo all'obiettore" (ed. Lanterna, 1971, a cura del Gruppo antimilitarista padovano).
"Ho deciso di obiettare al servizio militare per la prima volta il 9 giugno del 1970, e fu una obiezione individuale. Fino a quel momento, infatti, come per gli altri giovani obiettori, questa era la modalità adottata", racconta in una intervista pubblicata nel sito del Centro per i diritti umani di Antonio Papisca. "Le mie obiezioni sono state tre, intervallate da pochi mesi di libertà e da tre processi. Dopo la prima individuale, ne seguirono due collettive nel 1971 e nel 1972. Dopo il carcere militare di Roma, a Forte Boccea, ci siamo trovati in 7 giovani obiettori per condividere uno stesso pensiero: No all’esercito!”.
Ha collaborato, sino a pochi giorni prima della sua morte, con noi, per Mosaico di pace, proponendoci un articolo su Manlio Bombieri, il barbiere-obiettore. Così ci scrive di lui, in una mail di poche settimane fa: "Con una certa emozione, ti propongo, in piena libertà, un articolo su Manlio Bompieridi Peschiera del Garda, da sempre chiamato 'barbiere/obiettore' ma per me é stato un vero 'postino/obiettore', quando ero rinchiuso nel carcere militare di Peschiera.
Perché postino? Solo attraverso i suoi messaggi che, approfittando del rumore dovuto al mercato che si teneva di fronte al carcere, ci informava sugli avvenimenti pacifisti che avvenivano anche in solidarietà di noi obiettori di coscienza.
Ricordo che, per ascoltare meglio un suo importante messaggio, salendo i grandi finestroni delle celle, fui sorpreso da un secondino che, se pur già in carcere, dovetti trascorrere una giornata in cella di punizione che preferisco non ricordare.
Una 'bella persona' con cui sono sempre stato in contatto: attivo in Legambiente, da sempre impegnato nell'obiezione di coscienza e sinceramente nonviolento. Per me ricordarlo é quasi un obbligo: glielo devo, per tutto quello che ha fatto per gli obiettori di coscienza, particolarmente quelli rinchiusi a Peschiera del Garda, sua cittadina di nascita e di residenza.
Da tutti era conosciuto e tutti lo ammiravano per la sua coerenza.
L'unico rimpianto è stato quello di non essere riuscito a convincere l'Amministrazione comunale a utilizzare parte del carcere come museo della nonviolenza. Attualmente, purtroppo, l'ex-carcere diventerà un residence a 5 stelle! Non é certo la 'riconversione da militare a civile' che Manlio e noi obiettori volevamo.". (Nella foto accanto, Manlio Bombieri. Si ringrazia "Romano Fotografia" di Padova, per avercela inviata, per conto di Alberto T.).
Grazie, Alberto, per la strada nonviolenta che ci hai indicato.
In Mosaico di pace ha pubblicato, tra gli altri, i seguenti articoli:
Tuta blu e grigio-verde, dicembre 2002
Il no alla guerra, marzo 2019
Memoria di un obiettore, intervista di Diego Cipriani, novembre 2005
Un'altra difesa, maggio 2022
La sporca pace, luglio 2024
E, nell'ultimo numero di Mosaico di pace, marzo 2026, dialoga con Pasquale Pugliese del Movimento Nonviolento.