Vince il No. Vince la Costituzione. Mi vengono subito in mente tre pensieri. Il primo è quello dell' inizio della primavera che si è aperta con la vibrante manifestazione di Libera in memoria delle vittime delle mafie e con le iniziative in ricordo dei martiri della pace, della giustizia e della cura della casa comune.
Il secondo riguarda i "mille papaveri rossi" che vegliano sulla tomba del partigiano caduto "in un bel giorno di primavera", dopo aver esitato a uccidere il nemico per non "vedere gli occhi di un uomo che muore" (De Andrè). Ha ragione Giovanni Bachelet, presidente del Comitato civico nazionale (di cui Pax Christi ha fatto parte) nel dire che si tratta di una "vittoria per tutti e una garanzia per tutti" (anche per chi ha votato Si) simile a quella della lotta partigiana e del referendum per la repubblica. Si ferma una deriva spaventosa che avrebbe svuotato la democrazia con interventi successivi (leggi su giustizia, elezioni, premierato, autonomia disarticolata) in sintonia con la progressiva distruzione del diritto internazionale. Il terzo pensiero è tutto per la partecipazione dei giovani che hanno votato No al 62%. Al riguardo, mi viene in mente il bellissimo discorso di Piero Calamandrei nel 1955, in cui esorta i giovani a combattere l'indifferenza. La Costituzione, infatti, occorre "farla vivere, metterci dentro il senso civico, la propria dignità" e rendersi conto, "e questa è una delle gioie della vita, che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell'Italia e del mondo".
Siamo probabilmente a un nuovo inizio. Cresce la responsabilità di custodire attivamente la grande famiglia della nonviolenza, composta da pace, disarmo, giustizia, diritto, democrazia. La Costituzione cammina.