Un attacco senza precedenti. Una reazione violenta. Un delirio di onnipotenza. Una minaccia paramafiosa. Dopo le insistenti affermazioni di papa Leone contro i signori della guerra, Trump, sentendosi chiamato in causa, accusa il Papa di essere «pessimo in politica estera» e di ostacolare la sua amministrazione. Lo minaccia di «darsi una regolata nel suo ruolo», di «usare il buon senso», di «smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande papa, anziché un politico».

Nel suo post del 13 aprile sostiene che Leone ritiene «accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare». E aggiunge di non volere un Papa «trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti». Grida in modo demenziale di non volere un Papa che «critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia». Chiama, addirittura, in causa il fratello del Pontefice, Louis, dicendo di preferirlo a lui «perché è totalmente Maga». Le dichiarazioni di Trump arrivano il giorno dopo settimane di insistenti interventi pontifici contro i signori delle guerre e dopo la preghiera mondiale della pace dell'11 aprile, presieduta dal Papa nella Basilica di San Pietro, in cui Prevost aveva invitato ad alzare «un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo» e aveva affermato che «alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo, cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio». Ha, inoltre, assicurato che «la Chiesa è un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, anche quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo».
Non turbato dal rabbioso attacco di Trump, all'inizio del suo viaggio in Algeria, Leone dice che il suo messaggio è quello del Vangelo: «Beati i costruttori di pace», dichiara. «Non sono un politico e non ho alcuna intenzione di entrare in un dibattito con lui». «Non guardiamo alla politica estera con la stessa prospettiva che ha lui». In particolare, «non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come qualcuno sta facendo». Quindi, ricorda il suo impegno: «Io proseguo a parlare forte contro la guerra e a promuovere il dialogo e il multilateralismo fra gli Stati. Troppa gente sta soffrendo oggi. Troppi innocenti continuano a essere uccisi. Perciò penso che qualcuno debba alzarsi per dire che un’altra via è possibile». È la via della pace, tiene a far sapere il Papa, «che indico a tutti i leader del mondo» perché «fermino i conflitti».
Ciò che Leone in questi mesi chiama "bestemmia della guerra", "brutalità degli affari", "idolatria di se stessi e del denaro", "esibizione della forza armata", "occupazione imperialista del mondo" fotografa le caratteristiche principali della geopolitica mondiale. I suoi interventi sono, a un tempo, profondamente laici e radicalmente spirituali, cristiani. Per questo hanno un valore dirompente e diventano scomodi. Per questo Leone sta diventando un bersaglio da screditare, un obiettivo da colpire (e da eliminare).


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