L'esperienza di don Antonio Allegritti nella Marsica.

Nell’area della Marsica, territorio interno dell’Abruzzo segnato da fragilità strutturali ma anche da una forte identità comunitaria, esistono semi di speranza e di cambiamento possibili. Esiste una Chiesa di popolo, di strada, che vive nei sentieri dell'umanità e nella Storia.

In alcuni contesti, come in questo abruzzese, il ruolo dei sacerdoti - e delle comunità ecclesiali che lo accompagnano e lo accolgono - è importante, anche in un tempo così secolarizzato, perché la Chiesa ha il sapore di "casa", dà spazio e offre un luogo, non solo fisico, di dialogo possibile, di fratellanza e di appartenenza.
Del resto, come richiamava papa Francesco nell'omelia della Messa crismale del 28 marzo 2013, il sacerdote è chiamato a raggiungere ogni "periferia", termine caro a papa Francesco, di cui proprio oggi (21 aprile 2026) ricordiamo il primo anniversario della morte. "Il buon sacerdote - affermava Francesco in quell'occasione - si riconosce da come viene unto il suo popolo... La nostra gente ...gradisce quando il Vangelo che predichiamo giunge alla sua vita quotidiana, quando scende come l’olio di Aronne fino ai bordi della realtà, quando illumina le situazioni limite". E proseguiva nel suo appello sino a chiedere ai sacerdoti di "essere pastori con l'odore delle pecore".
Questa immagine restituisce con immediatezza il senso profondo della Chiesa nei territori: una presenza che non domina, ma accompagna; che non chiede adepti ma che cammina insieme alla comunità, che aiuta, che restituisce dignità anche a coloro che sono ai margini ed esclusi. Insomma, parliamo di una Chiesa capace di svolgere un ruolo che va ben oltre la dimensione strettamente religiosa. Essa rappresenta, spesso, uno dei pochi "presidi" stabili, capaci di tenere insieme relazioni, bisogni sociali e visioni di futuro. Nelle vie della diocesi abruzzese, si incontra il giovane don Antonio Allegritti, che svolge il suo servizio pastorale tra San Pelino e Caruscino, due realtà vicino Avezzano. Don Antonio appare in un video promozionale di "Uniti nel dono" (www.unitineldono.it) per raccontare come un parroco possa essere anche figura di riferimento civile, animatore di comunità (il video: https://youtu.be/ljsV5IwJSrE). Non è scelto casualmente tra i tanti possibili. È protagonista di un cammino con la comunità intera.
In territori attraversati dallo spopolamento, dall’invecchiamento della popolazione e dalla riduzione dei servizi, la parrocchia può diventare uno spazio generativo: un luogo in cui si ricostruiscono legami e si sperimentano forme di partecipazione.
L’esperienza di don Antonio Allegritti si colloca proprio in questa prospettiva. Il suo impegno pastorale si intreccia con una presenza concreta nella vita quotidiana delle persone, capace di ascolto e di prossimità. Non si tratta solo di “offrire servizi”, ma di "attivare processi": creare occasioni di incontro tra generazioni, sostenere reti di solidarietà, valorizzare le risorse già presenti nel territorio, fare ponte tra i bisogni delle persone e le istituzioni.
In un contesto come quello marsicano, favorire l’inclusione significa innanzitutto contrastare le solitudini. Anziani, famiglie fragili, giovani senza prospettive: la parrocchia può diventare uno spazio accogliente dove nessuno si sente invisibile o trascurato. Questo passa attraverso iniziative semplici ma, soprattutto, attraverso lo stile di una comunità che non esclude, che non giudica, che si fa carico.
Allo stesso tempo, un parroco può contribuire alla lotta contro lo spopolamento generando condizioni di vivibilità e appartenenza. Dove c’è una comunità viva, relazioni significative, spazi di partecipazione, le persone si riconoscono come appartenenti a quella medesima comunità. È la Chiesa che legge e vive i segni dei tempi e che si fa ponte tra la comunità e le istituzioni, tra il locale e il più ampio contesto ecclesiale e sociale.
Promuovere iniziative sul territorio, valorizzare la memoria e le tradizioni locali, coinvolgere i giovani in progetti condivisi, collaborare con associazioni e realtà civiche: tutto questo contribuisce a rafforzare il tessuto comunitario e la parrocchia diventa così un laboratorio di cittadinanza.
Quella di don Antonio nella Marsica, e di tanti altri sacerdoti e parroci in varie zone di Italia, è una presenza che sa essere generativa. Che va incontro alla gente e ai suoi bisogni, che immaginare e costruire alternative, a partire dalle relazioni e dalla cura del territorio.
Queste e altre comunità sono sostenute dall'8x1000 della Chiesa cattolica. Queste esperienze sono possibili anche grazie al contributo dell'8x1000 della Chiesa: esperienze di integrazione con il territorio, di fermento culturale, di lavoro paziente per arginare lo spopolamento, per fare e creare cultura, per restituire dignità a quanti non credono più in se stessi.


Mosaico di pace, rivista promossa da Pax Christi Italia e fondata da don Tonino Bello, si mantiene in vita solo grazie agli abbonamenti e alle donazioni.
Se non sei abbonato, ti invitiamo a valutare una delle nostre proposte:
https://www.mosaicodipace.it/index.php/abbonamenti
e, in ogni caso, ogni piccola donazione è un respiro in più per il nostro lavoro:
https://www.mosaicodipace.it/index.php/altri-acquisti-e-donazioni