Il 6 maggio la televisione vaticana in tarda serata ha ritrasmesso, dopo la diretta pomeridiana, la Cerimonia del giuramento delle 30 reclute della Guardia Svizzera, il corpo destinato alla difesa della persona e della residenza del successore di Pietro. È l'esercito più vecchio del mondo. Fondato il 22 gennaio 1506 da papa Giulio II è responsabile della protezione del Papa. La cerimonia si svolge tradizionalmente in occasione dell’anniversario del sacco di Roma, avvenuto nel 1527 e 189 Guardie svizzere difesero Papa Clemente VII contro l’esercito di Carlo V.
In preparazione le Guardie Svizzere avevano pubblicato un report sull'attività del 2025 per evidenziare il superlavoro, legato nel 2025 all'eccezionale afflusso di persone, tra la morte di Papa Francesco, il conclave, l'elezione di Leone XIV e il Giubileo, ma anche per lamentare il ritardo di anni di una nuova caserma a sostituzione di quella assai poco confortevole in cui sono alloggiate attualmente. “Un anno memorabile, impegnativo e intenso” ha commentato il comandante Christoph Graf. Il rituale ha visto l’ingresso delle reclute, nella ricca uniforme rinascimentale, a passo ritmato da note improntate a gravità, un po’ inquietante. Nella Sala Nervi. Elmi, corazze, aste, picche, lance, spade (snudata solo il comandante), bandiere, fanfara. Sfilano uno per uno e giurano alzando la mano destra. Il Papa ringrazierà per una missione, che è "innanzitutto militare", tuttavia "inscindibile dalla vocazione alla santità di ogni battezzato". E sottolinea: "La vita in caserma è un luogo privilegiato per sviluppare le virtù umane del servizio verso il prossimo, della generosità e dell’umiltà". Ma il suo intervento è più ampio e complesso.
“Questa giornata è un’occasione per esprimere la mia riconoscenza alla Nazione elvetica, da cui provengono le giovani reclute che si mettono con gioia al servizio del Papa. Essi sono motivo di orgoglio per il vostro Paese e portano in Vaticano i valori culturali e spirituali in cui sono cresciuti.
“Questo tradizionale incontro è il momento propizio per esprimere tutta la mia gratitudine per il servizio delle Guardie, servizio umile e discreto che voi svolgete giorno e notte. Desidero inoltre ringraziare le vostre famiglie che hanno accompagnato i passi che vi hanno condotto fin qui. Ora, le gioie e le prove che vivete insieme, così come la forza delle amicizie che si stringono tra voi, forgiano la vostra anima al senso dell’onore e del dovere che si esprime attraverso il dono della vita per il servizio e la protezione del Successore di Pietro.
Care Guardie, voi svolgete la vostra missione alle porte dello Stato del Vaticano così come all’interno del Palazzo Apostolico o delle Basiliche Maggiori. Questi luoghi, ricchi di storia e di fede, vi inducono alla riflessione e alla preghiera. Infatti, mentre state al vostro posto di guardia, potete provare meraviglia per la bellezza che si offre ai vostri occhi. Questa bellezza viene da Dio e conduce a Dio, il Padre del Bello e del Buono. La vostra missione, che è innanzitutto militare, è tuttavia inscindibile dalla vocazione alla santità di ogni battezzato.
Sono quindi convinto che la vostra decisione di dedicare alcuni anni della vita al servizio del Papa e della Santa Sede si inserisca in un percorso personale di fede. Più che soldati, voi siete servitori che, a immagine di Cristo, andate incontro a coloro che hanno bisogno del vostro aiuto: non solo i membri della Curia o i funzionari in visita in Vaticano, ma anche i pellegrini e i turisti. Ricordate sempre queste parole di Gesù: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25, 40).
I turni di notte, nel silenzio e nella solitudine, seguono il fermento di quelli diurni, durante i quali dovete prestare attenzione a tutti e a ogni cosa. Possono essere per voi momenti favorevoli per nutrire la vostra anima con letture e meditazioni che vi offrano l’occasione di incontrare il Maestro interiore, e di formulare questa preghiera di San Nicola di Flüe: «Mio Signore e mio Dio, toglimi tutto ciò che mi impedisce di venire a Te; dammi tutto ciò che mi condurrà fino a Te; prendi me a me e dammi tutto a Te, affinché io Ti appartenga totalmente».
Care Guardie, insieme voi formate un Corpo, quello della Guardia Svizzera Pontificia, forti delle vostre qualità, delle vostre diversità e dei vostri rispettivi caratteri. La vita in caserma è un luogo privilegiato per sviluppare le virtù umane del servizio verso il prossimo, della generosità e dell’umiltà. Attraverso la solidarietà fraterna che caratterizza i vostri rapporti, costruirete un clima di armonia e di gioia all’interno della Guardia, che si rifletterà su tutti coloro che incontrerete. Vi incoraggio a perseverare su questa strada, spesso impegnativa, ma che porta frutto.
Rinnovo a tutta la Guardia la mia gratitudine per il servizio diligente e generoso di cui sono testimone ogni giorno. Affido tutti voi qui presenti alla protezione materna della Vergine Maria, di San Martino di Tours, di San Sebastiano e di San Nicola di Flüe, vostri santi Patroni, e di cuore vi imparto la Benedizione Apostolica.
Grazie! Vielen Dank e merci beaucoup!
Dopo aver impartito la Benedizione il Papa ha aggiunto:
Bene. Auguri. Adesso saluteremo ogni famiglia e sarà un piacere, così, conoscervi e ringraziarvi personalmente. Auguri.
Successivamente è intervenuto il cappellano delle Guardie con un intervento interessante e dotato di elementi critici relativi a questa scelta di vita - il dubbio che ne valga la pena - ricordando gli impegni di fedeltà, di onore, di obbedienza, il servizio al papa anche sacrificando la vita.
Il pubblico presente - inviti selezionati - era emozionato (presenti anche guardie pensionate, genitori delle reclute, il Presidente della Confederazione Elvetica. Tutti molto impegnati a fare fotografie.
Valeva la pena fare notte per seguire la cerimonia tenuta nel pomeriggio e ripetuta dalla Tv vaticana in seconda serata. Ma ho avuto conferma della diffidenza che mi aveva indotta a verificare la percezione di possibili contraddizioni di questo rituale per una professionalità militare in qualche modo sacramentalizzata. Sono abituata alle richieste di Pax Christi che da anni chiede la soppressione dei cappellani militari e la normalizzazione dello status economico dell’Ordinario militare attualmente avente il grado di generale con relativo stipendio e pensione.
Anche Leone XIV presenziava come Papa responsabile di un “servizio” strutturale del Vaticano. Ma un servizio destinato - almeno formalmente dentro il palazzo (non sono gli Svizzeri che lo accompagnano quando all’estero è più in pericolo). Ovviamente la benevolenza verso questi giovani non è in discussione, ma resta il valore simbolico. Credo di non essere ipercritica, ma non faccio parte di chi, da militante, non accetta nessun esercito. Posso dirlo come aspirazione, ma purché sia la normale funzione difensiva degli eserciti moderni, composti da impiegati dello Stato che solo il Parlamento può rendere offensivi (e il cittadino libero può ricorrere al diritto di obiettare). Ma il Papa non è un politico e può stare “al di sopra delle parti”. Per uno disarmato e disarmante il Vangelo non prevede “guardie” (armate) né svizzere né di altri Paesi.
Per dire che ho soddisfatto una curiosità spettacolare, ma non sono convinta che “la vita in caserma” rappresenti “un luogo privilegiato per sviluppare le virtù umane del servizio verso il prossimo, della generosità e dell’umiltà”, mentre la solidarietà interna “costruirà un clima di armonia e di gioia destinato a riflettersi su tutti coloro che incontrerete”. Il giorno dopo, il papa ha ricevuto le nuove Guardie e le loro famiglie con un nuovo saluto: “Più che soldati, voi siete servitori che, a immagine di Cristo, andate incontro a coloro che hanno bisogno del vostro aiuto”.