Sì. Confesso la mia ignoranza. “I voli di natura cinetica” non sapevo cosa fossero. Il riferimento è ai voli di aerei da guerra USA partiti dall’Italia per bombardare l’Iran. Il segretario della Nato, Mark Rutte ha affermato che “500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l'operazione”. Cerco su Google e trovo il significato: “Missioni militari che non prevedono l'uso di armi o attacchi offensivi’.

Per il ministro Crosetto, quindi, non sono “voli di natura cinetica”. Siamo alle comiche, ma è una tragedia. Il ministro sa che quei 500 voli decollati da basi italiane non hanno bombardato? Era lì presente personalmente a controllare sul territorio? I vertici Nato spiegano a lui personalmente tutti i dettagli? Ma per favore! Giustamente don Fabio Corazzina ha usato una frase più colorita sulla sua pagina FB e ha poi ricordato che “tanto è ladro chi ruba che chi tiene il sacco”. Ma, al di là di doverose analisi geopolitiche, ciò che deve inquietare è la cultura della guerra che avanza sempre più. L’uso di termini edulcorati per parlare di guerre e tragedie. Un modo elegante, indolore, per far accettare l’inaccettabile!
“Voli cinetici”, “guerra umanitaria”, per “esportare la democrazia”. Quante volte lo abbiamo sentito. Invece dei morti si parla di “effetti collaterali”. Dopo la tragedia di Cutro, il ministro Piantedosi ha parlato di “carichi residuali”. Giornalisti che scrivono su importanti quotidiani italiani che bisogna convincere i giovani a fare la guerra, “un lavoro sporco ma qualcuno lo deve pur fare”. E l’elenco sarebbe lungo. In questo modo la guerra non è più una tragedia ma una cosa che, tutto sommato, si può accettare.
E anche l’ordinario militare, mons. Gian Franco Saba, lo scorso 4 novembre non ha voluto essere da meno affermando “Il cristiano non è un pusillanime, non indietreggia di fronte alle sfide della storia, non evade dalla condizione del proprio tempo indossando maschere artificiose”. Ecco ci mancava proprio questa benedizione della guerra! Addirittura pusillanime chi la rifiuta!
Sì, sta crescendo una cultura di guerra, un linguaggio di guerra mascherato ed edulcorato come quando si parla di bombardamenti e si usa la parola “martellamento”.
La guerra travolge tutto, ma se travolge anche il nostro cuore e il nostro pensiero, allora siamo davvero messi male. E tutto in nome della “difesa”.
Non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”. (Papa Leone, università Sapienza, Roma, 14 maggio 2026)


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