Signor ministro Crosetto, Lei anni fa ha detto che il sottoscritto ha un “modo assolutamente pacato e l’intendimento costruttivo…” Se lo ricorda? Era il 9 dicembre 2010, e Lei, allora Sottosegretario alla Difesa, dichiarò all’ANSA: “Stante il modo assolutamente pacato e l’intendimento costruttivo del religioso, ho ritenuto utile autorizzare la visita di don Sacco presso la struttura di Cameri ove avrà occasione di verificare la bontà dell’operato di quanti stanno lavorando per un Programma iniziato ai tempi del ministro Andreatta, proseguito da tutti i governi che si sono susseguiti e che l’attuale governo sta portando avanti, tenendo conto, però, anche di tutte le osservazioni e i dubbi sollevati negli ultimi mesi’’.

A Cameri (No) non era ancora iniziata la produzione degli F35. Per questo la visita fu importante, e di questo La ringrazio. Con me c’erano altri due preti novaresi e Francesco Vignarca, ora coordinatore delle Campagne di Rete Italiana Pace e Disarmo. Ecco, signor Ministro, mi rivolgo a Lei con la stessa pacatezza che mi era stata riconosciuta allora, per esprimere innanzitutto il mio stupore nell’ascoltare ieri le sue parole ‘urlate’ in Parlamento.
Un Ministro che alza la voce e grida non comunica sicurezza, ma l’esatto contrario.
E poi Le esprimo il mio sconcerto per le Sue affermazioni in merito ai voli di aerei Usa per la guerra in Iran. Lei ha parlato di strumentalizzazioni, che il Governo non ha nulla di cui vergognarsi. Lei ha anche detto che non c’è nessun problema a chiarire tutto sui 513 voli in questione e che ce ne sono stati altri 790 autorizzati in passato, da chi c’era prima di Lei, e che non bisogna fare finta di avare una verginità. Vede, il problema non è buttarla “in caciara” o accusare chi c’era prima. I bambini, quando litigano, fanno così e danno la colpa all’altro che ha iniziato prima. Qui non siamo bambini che litigano, ma adulti che fanno la guerra.
Lei, ora, è chiamato a rispondere di quei voli che, in altra sede, ha definito “non cinetici”; un modo elegante per dire che non erano andati a bombardare, ma avevano solo un ruolo “logistico”. Cosa cambia?
Francesco Vignarca, in un’intervista del Fatto Quotidiano del 26 giugno, affermava: “Il generale americano Omar Bradley diceva ‘in guerra i dilettanti parlano di strategia, i professionisti di logistica’. Nelle guerre moderne, ancora di più, la logistica è parte decisiva dell’operazione: trasporti, intelligence, individuazione degli obiettivi, supporto operativo… Non è tollerabile – conclude Vignarca – che ancora ci si richiami ad accordi in gran parte segreti. Altrimenti rischiamo di scoprire a posteriori che l’Italia è stata coinvolta in operazioni che non ha mai realmente discusso nè deciso”. Signor Ministro, siamo in tanti ad essere inorriditi davanti a ciò che sta accadendo e davanti al nostro essere complici con chi fa la guerra, da Israele agli Stati Uniti. Molto più semplicemente Le ricordo che tanto è ladro chi ruba che chi tiene il sacco.
Siamo inorriditi anche del fatto che Lei chiede di avere più miliardi da spendere per le armi ogni anno. E di avere, entro il 2033, oltre 43.000 unità aggiuntive tra Forze Armate, Sanità militare e Arma dei Carabinieri. E chi saranno queste 42.000 unità? Saranno giovani a cui presentare la guerra come una opportunità? No, signor Ministro! Siamo in tanti a non volere imboccare questa strada di guerra e di morte.
Chiedere soldi per la guerra quando abbiamo seri problemi in tanti settori, in particolare nel mondo della sanità. Ma Lei ha mai provato a telefonare per prenotare un esame medico? Lo sa sicuramente che, chi può, ripiega su visite private. E chi non può?
Siamo in tanti a condividere le parole di Papa Leone dello scorso 26 giugno: “La guerra non è mai degna dell'uomo, e non è mai benedetta da Dio, perché il Creatore ci ha dotati di intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi iper- tecnologiche”.
In tanti non vogliamo “essere bestie”!
Ci ritroviamo piuttosto nel solco di don Milani, che scriveva “avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non è ormai più una virtù”.
Sì, signor Ministro oggi è tempo di disobbedire, di disertare, di rifiutare la guerra, come tante amiche e amici in Russia, Ucraina, Bielorussia e come scrivono oltre 120 giovani studenti israeliani in una lettera intitolata “Ci rifiutiamo!”: “Noi, adolescenti destinati alla coscrizione nell’esercito israeliano, con la presente ci rifiutiamo di prendere parte ai suoi crimini e di servire gli interessi del governo dittatoriale… Le guerre infinite hanno un pesante impatto su tutti noi: infliggono ferite fisiche e mentali che dureranno per il resto delle nostre vite”.
Parliamone signor Ministro, in modo pacato e costruttivo, ma parliamo di questo, non di come preparare la guerra.


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