La prima:
“Le vergogne del pacifista collettivo – “Il pacifista collettivo che sogna il disarmo dell’occidente e fischietta di fronte al riarmo dei nemici dell’occidente non commette un errore, non fa una gaffe, non compie uno scivolone. Conferma solo una piccola verità rispetto al suo ruolo storico: essere un favoloso cavallo di Troia di tutti coloro che sognano di avere un’Europa più debole, un occidente più fragile e un asse del terrore in grado di muoversi senza avere troppi argini di fronte a sé”.
Editoriale di Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio, 2 settembre ’26.
La seconda:
“La gente comune non vuole la guerra… Ma è sempre facile trascinarsi dietro il popolo… E’ facile. Basta dirgli che sta per essere attaccato e accusare i pacifisti di essere privi di spirito patriottico e di voler esporre il proprio paese al pericolo. Funziona sempre”.
Hermann Goring, braccio destro di Hitler, al processo di Norimberga.
Che altro aggiungere? Certo, si potrebbero citare tanti altri esempi. Ma queste due frasi sono sufficienti a capire una cosa fondamentale: la derisione di chi vuole la pace fa parte del progetto di chi vuole la guerra.