C'è una quotidianità dell'informazione che non ci soddisfa perchè ha un'agenda che non sempre (quasi mai!) corrisponde alle priorità della gente e dei popoli.
C'è una verità troppo spesso nascosta tra le pieghe dei fogli di giornale o che incespica tra le parole dello speaker televisivo.
C'è un commento dei fatti che contano veramente che vogliamo rileggere con l'unico filtro che conosciamo.
Quello degli sconfitti, delle vittime, della pace, della gente...
"Avendo in corpo l'occhio del povero" - avrebbe detto don Tonino Bello.
Per questo lanciamo questa nuova rubrica "feriale", ovvero un commento breve che, come Mosaico di pace, ripesca un fatto per riproporlo all'attenzione dei lettori con una luce nuova, con una sensibilità che scommettiamo condivisa.
E se così non fosse è destinata ad aprire riflessione e dibattito.
Pertanto quotidianamente proporremo un commento - breve quanto un'annotazione - su qualcosa che rischierebbe di passare altrimenti inosservato.
Sarà curato dalla redazione e specificatamente da Tonio Dell'Olio.
Speriamo incontri il gradimento e il favore di chi cerca di lasciarsi provocare per non fermarsi mai alla scorza degli avvenimenti ma di cercarne la linfa per attingere nuovi motivi di impegno.

Chi desidera ricevere quotidianamente Mosaico dei giorni può contattare l'ufficio abbonamenti, all'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Nessuna rivelazione sensazionale se dico che l’arte e la cultura sono un pilastro nella costruzione della pace. Giocano un ruolo insostituibile e fondamentale per creare coscienze nuove, per scavare più a fondo nelle ragioni delle macerie e nei sentimenti della gente, nello svegliare le intelligenze e imprimere il coraggio di fare passi avanti.

La riflessione di Raniero La Valle, intitolata “Promessa di uccidere”, si apre con parole che gelano il sangue: “Uccideremo anche lui”. È l’annuncio con cui Israele saluta il nome del possibile successore di Khamenei. Poco dopo arriva la conferma di Donald Trump: “Non durerà a lungo”. Per La Valle queste frasi condensano una stagione storica in cui la guerra diventa linguaggio politico esplicito, un progetto dichiarato di eliminazione del nemico che passa “di padre in figlio”, nel nome del “regime change”.

Il giorno dopo l’otto marzo tutto sembra essere ritornato al proprio posto. La condizione delle donne in Afghanistan e in Iran non è cambiata affatto. Anche i giornali d’occidente hanno voltato pagina con una folata di vento.

Ci vogliono far credere che la guerra sia strategia, geopolitica, calcolo militare. Invece è contabilità di vite spezzate. Numeri che pesano come pietre. A Minab, nel sud dell’Iran, una scuola elementare femminile è stata devastata nei primi bombardamenti della guerra. Le ricerche tra le macerie sono durate 28 ore.

In Afghanistan la legge è diventata il volto della paura. Il nuovo decreto firmato dal leader talebano Hibatullah Akhundzada sancisce un passo ulteriore nell’annientamento dei diritti delle donne: punizioni più severe per il maltrattamento degli animali che per la violenza domestica contro le donne.

Nel tempo degli hooligans di guerra e delle diplomazie che balbettano davanti alle bombe, le parole del presidente spagnolo Pedro Sánchez suonano come una presa di posizione rara e coraggiosa.

“Lo so bene – mi scrive un’amica da Teheran - la pena di morte è un abisso che va cancellato. Eppure mentre diciamo questo, il mondo assiste inerme a un’altra vertigine.

Ve la ricordate la guerra scatenata contro l’Iraq di Saddam Hussein? Le armi di distruzione di massa, le prove sventolate come verità inconfutabili, poi rivelatesi sabbia nel vento a detta degli stessi protagonisti.

Nelle carceri israeliane e nei centri di detenzione militare, il trattamento dei detenuti palestinesi è diventato un buco oscuro della guerra.

Novantadue milioni di vite salvate in vent’anni. È questo il bilancio dei programmi di UsAid nell’Africa sub-sahariana: –70% di mortalità per Hiv/Aids, –56% per malaria e malnutrizione, –54% per malattie tropicali neglette. Numeri che raccontano un’America capace di cura.

“La storia ha insegnato che la stazione finale dell’odio, il genocidio, non giunge mai all’improvviso, ma arriva passo dopo passo, proprio quando le parole violente e malate contagiano le persone.

“Basta favori ai mercanti di armi” non è solo uno slogan: è un appello che torna a farsi respiro collettivo. Attorno alla legge 185/90, nata da una grande spinta dal basso per portare luce sul commercio di armamenti, si è riaccesa una mobilitazione.

Ci sono momenti in cui l’indignazione non è retorica, ma responsabilità morale. È il caso del progetto dell’Amministrazione Trump di espandere la detenzione degli immigrati in enormi strutture che i vescovi americani non esitano a definire per ciò che sono: campi di prigionia.

Nel suo monologo dedicato all’Europa, Roberto Benigni ricordava come l’Unione sia “la più grande costruzione politica, istituzionale, sociale ed economica degli ultimi cinquemila anni”, nata non da una conquista ma da una scelta di fratellanza.

Nel suo Messaggio per la Quaresima, Papa Leone offre un’indicazione tanto semplice quanto rivoluzionaria: digiunare dalle parole che feriscono.

L’episodio calcistico che vede protagonista Alessandro Bastoni può essere considerato una metafora dei modelli che vanno imponendosi.

La tutela della vita e della salute sono compromesse dall’impiego di “enormi risorse economiche, tecnologiche e organizzative” per la produzione di armi e altri dispositivi bellici.

Per i giovani universitari di Gaza che attendono il visto per partire per l’Italia dopo che si sono aggiudicati una borsa di studio, si tratta di uno stillicidio quotidiano.

Talvolta non ci accorgiamo dei successi delle strategie nonviolente. Ovvero non viene messo in evidenza quanto si è riuscito a ottenere grazie a movimenti popolari diffusi e organizzati che si sono opposti nonviolentemente agli abusi di potere e alla violenza.

Copio e incollo l’inizio dell’articolo di Lucia Capuzzi pubblicato questa mattina da Avvenire col titolo: No trapianto in Israele per il baby-gazawi. Anche se vive a Ramallah.

Può un indirizzo di residenza diventare una questione di vita o di morte?

Lo sfruttamento dei rider di Glovo era sotto gli occhi di tutti e le mandibole di tanti! Eppure nessuno ha trovato il coraggio di denunciare o di sollevare un dubbio.

Leone XIV ieri ha concluso l’Angelus con un’affermazione tanto perentoria quanto provocatoria e rischiosa: “Continuiamo a pregare per la pace – ha detto. Le strategie di potenza economica e militare – ce lo insegna la storia – non danno futuro all’umanità.

Non è affatto una buona notizia. Se fino a qualche giorno fa gli esperti ci ricordavano che l’orologio dell’Apocalisse era a 85 secondi dalla mezzanotte della distruzione e che questo non era mai successo finora, chissà cosa diranno da oggi!

“Quanta libertà sei disposto a cedere per ottenere maggiore sicurezza?”. Nel dibattito che si è sviluppato dopo i fatti di Torino e nelle decisioni che la maggioranza parlamentare si appresta ad adottare, la discussione è stata ridotta a questa sintesi.

Di seguito la dichiarazione del card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, a margine degli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine avvenuti in città sabato 31 gennaio 2026:

“Torino non è una città violenta, è una grande capitale della carità e della solidarietà sociale: non può accettare di essere sfigurata in questa sua identità, di essere così manipolata dai cultori della violenza.

Nell’ultimo post (30 gennaio scorso) avevo scritto che l’oro costa più delle quotazioni in borsa perché 13 minatori sudanesi l’hanno pagato con la propria vita.

Mentre le quotazioni dell’oro continuano a crescere in borsa, uno scarno comunicato della stessa azienda coinvolta, riferisce che a Umm Fakroun, nello stato del Kordofan meridionale in Sudan, 13 minatori sono rimasti uccisi e altri sei feriti per il crollo di una parte della miniera in cui stavano lavorando all’estrazione di oro.

Esattamente all’opposto di quanto sta avvenendo in questa tristissima era trumpiana degli Usa, in Spagna i migranti verranno ora riconosciuti nella loro dignità e sottratti a una clandestinità infame.

Riporto il comunicato stampa diffuso ieri dal Bulletin of the Atomic Scientists' Science and Security Board (SASB), ovvero il team di scienziati che regola l’orologio del rischio dell’annientamento globale, Doomsday Clock:

Un anno fa, avevamo avvertito che il mondo era pericolosamente vicino al disastro globale e che qualsiasi ritardo nell'inversione di rotta aumentava la probabilità di catastrofe. Piuttosto che prestare attenzione a questo avvertimento, la Russia, la Cina, gli Stati Uniti e altri grandi paesi sono invece diventati sempre più aggressivi, contraddittori e nazionalisti. Le intese globali duramente conquistate stanno crollando, accelerando una competizione per il grande potere vincente e minando la cooperazione internazionale fondamentale per ridurre i rischi di guerra nucleare, cambiamenti climatici, un uso improprio della biotecnologia, la potenziale minaccia dell'intelligenza artificiale e altri pericoli apocalittici. Troppi leader sono diventati compiacenti e indifferenti, in molti casi adottando retorica e politiche che accelerano piuttosto che mitigare questi rischi esistenziali. A causa di questo fallimento della leadership, il Bulletin of the Atomic Scientists Science and Security Board oggi fissa l'orologio del giorno del giudizio a 85 secondi a mezzanotte, il più vicino che sia mai stato alla catastrofe... Anche se le lancette dell'orologio del giorno del giudizio si avvicinano a mezzanotte, ci sono molte azioni che potrebbero far indietreggiare l'umanità dall'orlo. (www.thebulletin.org)

Lo spettro autistico di Alessandro non gli consentiva di trattenere tutta l’energia dei suoi 25 anni e questa talvolta si trasformava in aggressività.

Provo solo a immaginare i sentimenti e i pensieri, i sensi di colpa e le domande senza risposta di due genitori il cui figlio adolescente si è tolto la vita.

Per anni abbiamo immaginato, sognato e proposto una riforma in senso democratico delle Nazioni unite. Il riferimento è soprattutto al Consiglio di sicurezza. Ora arriva Trump che dell’Onu ha una considerazione pari a nulla e propone un “board of peace”. Ma c’è da chiedersi quale ‘board’? E quale ‘peace’?

Elena Granata sa trovare le parole giuste per raccontare il dramma degli sfratti e, soprattutto, degli sfrattati. Riporto l’incipit del suo articolo, Anatomia di uno sfatto, apparso il 15 gennaio scorso in Doppiozero e che consiglio di leggere per intero nel sito web della rivista. 

Ci sarebbe da dire: “Povero Trump! Non può dormire sonni tranquilli. Ora ci si mettono anche i cardinali!”.

La parola e il silenzio sono tutt’altro che nemici giurati. Sono alleati di ferro. Il vero nemico della parola è piuttosto la chiacchiera.

Bisogna pubblicamente ringraziare Marco Damilano che ieri, dalle pagine del quotidiano Domani, ha dato voce anche ai sentimenti di tanti dopo la scarcerazione di Alberto Trentini.

I regimi totalitari hanno sempre avuto bisogno di corpi speciali, agenzie di spionaggio interno, reparti di polizia assolutamente affidabile e meglio addestrato… cui assegnare compiti determinanti per la stessa vita del regime.

Non dobbiamo avere pudore di confidare che siamo rimasti tutti un po’ tramortiti, increduli e quanto meno colti di sorpresa. Di una sorpresa che preoccupa o terrorizza.

Quant’è difficile districarsi nella fitta ragnatela della cronaca e delle notizie dal mondo, per poter augurare un Natale di gioia!

Nel messaggio per la 59a Giornata mondiale della pace, Papa Leone XIV denuncia la corsa al riarmo fino a proporre un “disarmo integrale”.

Anche quella di Gaza rischia di diventare l’ennesima “guerra dimenticata”. Tra i pochi a darcene conto, Avvenire dedica oggi una pagina all’intervista a Giorgio Monti, coordinatore medico di Emergency a Gaza. Scopriamo così che l’ultimo neonato ucciso dal freddo a Gaza aveva solo due settimane.

Le donne iraniane sono donne senza paura. Oppure – chissà – sono donne abituate (ma mai rassegnate) a convivere con la paura come si convive con una malattia cronica.

Nella giornata dei diritti umani che si celebra a distanza di 77 anni da quel 10 dicembre 1948 in cui la dichiarazione venne proclamata dalle Nazioni Unite, non abbiamo altro pensiero che quello di violazioni estese, continue e dolorose.

“Come usare la spesa pubblica per i diritti, la pace, l’ambiente” è il titolo della Controfinanziaria della Campagna Sbilanciamoci!, presentata ieri come risultato del lavoro degli esperti delle 55 organizzazioni che compongono la rete. Di fatto con 111 proposte concrete che prevedono una spesa da 55 miliardi, è la risposta disarmata alla proposta del governo.

Ci sono parole che assumono un peso differente a seconda del contesto e del luogo in cui vengono pronunciate.

La lista degli stupri che insudicia più della merda il bagno dei maschi del liceo Giulio Cesare di Roma accende una luce.

Sarà anche ben poca cosa ma non voglio sottrarmi al dovere di aggiungere anche la voce di questa rubrica a quelle che chiedono la liberazione del leader (imam) della moschea di Torino, Mohamed Shahin.

Non riuscire ad avere una tomba su cui portare un fiore e su cui piangere è disperante. Lo hanno compreso molto bene i familiari argentini dei desaparecidos e le famiglie dei tantissimi rapiti e scomparsi del Messico.

Una giornata contro la violenza sulle donne serve solo nella misura in cui diventa unità di misura per il quotidiano.

A dire di tutti – di quasi tutti – il potere del profitto ancora una volta ha vinto e si è portato a casa la soddisfazione di aver cambiato quella parolina piccola piccola dalla dichiarazione finale.

Le associazioni Assopacepalestina, A buon diritto, Attac Italia, Arci, Acli, Pax Christi, Un ponte per e Hala Abulebdeh, cittadina palestinese fuggita in Scozia dopo i bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza, rappresentata da un pool di legali italiani, hanno citato in giudizio il governo italiano.

Papa Leone XIV è per la prima volta ad Assisi ma non per una visita di devozione quanto per una ragione pastorale.

Pistole, fucili d’assalto, mitragliatori, armi leggere e di piccolo calibro uccidono ogni giorno più delle bombe e sono oltre un miliardo questi strumenti di morte e di violenza che circolano liberamente nel mondo, secondo l’Onu.

"Per uscire dall'odio dobbiamo trovare un modo per imparare a essere di nuovo umani. Scrivo per conoscere l'altro da dentro.

Le Chiese cristiane, e la Chiesa cattolica in particolare, sono molto presenti a Belem per la Cop 30. Ieri hanno dato vita a una processione nel centro della città amazzonica per segnare la propria presenza e dare voce alle sofferenze dei poveri che subiscono la parte peggiore dei disastri causati dai cambiamenti climatici.

C’è una disposizione del governo nella quale sono previsti incentivi e una corsia preferenziale ai partecipanti a gare di appalto per la fornitura di strumenti informatici acquistati in Israele.

In risposta ai negazionisti ambientali che ora godono di rappresentazioni ai più alti livelli, gli organizzatori della Cop 30 di Belem l’hanno battezzata “La Cop della verità”.

Uccidere una persona, ovvero sottrarre una vita stroncando in un sol colpo tutti i suoi legami, sentimenti, affetti, è sempre orribile.

Il patriarcato è molto più diffuso e radicato di quanto ciascuna/o di noi possa pensare. Non lo dico solo in riferimento ai recenti tragici fatti di cronaca che raccontano di nuovi femminicidi.

Di seguito riporto semplicemente quel che mi ha inviato ieri l’amico Walter Ganapini, uno dei padri dell’ambientalismo italiano.

C’è un indubbio merito di Donald Trump nella tregua conseguita dopo due anni di massacri nella Striscia di Gaza. Forse il risultato è stato ottenuto puntando la pistola alla tempia di Hamas da una parte e di Nethanyau dall’altra e questo significa che non è una pace ma un compromesso forzato, un ricatto, ma l’importante è che vengano risparmiate vite umane, distruzioni, lutti, sofferenze.

Da venerdì prossimo fino a domenica 12 ottobre nella Piazza del Comune di Assisi, arderà notte e giorno un fuoco che dev’essere custodito e alimentato.

Vorrei trovare parole preziose come perle di mare che profumano di vita per raccontarvi Pino Tilocca il cui cuore si è fermato per sempre sabato sera attorno al tavolo della cena. Un infarto.

La differenza macroscopica tra San Francesco e Giorgia Meloni è presto detta. Il santo d’Assisi diceva “Fratelli tutti”, la Meloni ha fondato un partito che si chiama “Fratelli d’Italia”. Tutto il resto è una conseguenza diretta.

Riporto il messaggio scritto su Instagram da David Adler, israeliano di religione ebraica attivista imbarcato sulla Global Sumud Flotilla abbordata ieri notte dall'esercito israeliano. Adler ha scritto questo commento qualche giorno fa, poco prima della festività ebraica della Yom Kippur che si celebrava ieri.

Nel mondo alla rovescia nel quale siamo completamente immersi ci sembra del tutto normale richiamare gli equipaggi della Global Sumud Flottilla alla responsabilità perché non forzino il blocco navale israeliano, non mettano in pericolo la propria vita, non creino una crisi internazionale.

Non tutti sanno che da circa un mese è nata una rete denominata “Preti contro il genocidio” che attualmente conta circa 1.700 adesioni di 51 nazioni diverse.

Il 22 settembre di protesta e manifestazioni contro la guerra, ovvero per la pace, è stata una giornata storica nella vita del nostro Paese.

Lasciate che vi porga almeno una scheggia delle riflessioni che Alessandro Robecchi ci ha offerto ieri dalle pagine del Fatto quotidiano a proposito dei fanatismi religiosi purtroppo molto diffusi e molto trasversali. 

Il linguaggio sprezzante usato da Trump nell’aula più solenne del mondo è uno sfregio al diritto internazionale e al rispetto delle scelte altrui ma anche all’umanità.

La parola araba sumud che abbiamo imparato a conoscere per via della Flottilla è di difficile traduzione.

Le persone deportate dagli Stati Uniti diventano un problema per l’Amministrazione Trump. Non si sa dove mandarli. Ma alla fine la disponibilità di qualche Paese “amico” si trova sempre!

Non riesco a fare a meno di pensare alle atlete e agli atleti che in questi giorni sono impegnati nei campionati mondiali di atletica leggera a Tokyo. Personaggi minori della cronaca sportiva, ignorati tanto dai social quanto dalle discussioni infinite del Bar dello Sport di ogni incrocio d’Italia.

E noi affacciati alla finestra mentre il genocidio si compie. Più o meno sotto gli occhi di tutti. Più o meno cercando di capire quel che sentono nel profondo donne, bambini e uomini deportati verso un altrove anonimo con i camion carichi di brutti sentimenti.

Severino Dianich è un teologo che non resta chiuso nel gabinetto asettico della ricerca ma ama piuttosto sporcarsi le mani mettendosi in gioco sulle questioni più spinose alla luce dell’insegnamento cristiano. Gli cedo la parola per proporvi la conclusione di un bell’articolo sulla pace che ha scritto ultimamente per settimananews.it.

Dopo aver già colpito a Gaza, in Cisgiordania, Libano, Siria, Iran e Yemen, nella stessa giornata di ieri le forze armate israeliane hanno sparato anche in Tunisia e Qatar. Per chi ancora nutriva qualche dubbio, ormai siamo alla legge della giungla, ovvero della sopraffazione e della violenza.

Quella delle ragazze della pallavolo è – senza dubbio alcuno – la vittoria più bella. Coraggio, umiltà, passione e dedizione al lavoro sono gli ingredienti di questo gruppo motivato, unito e magistralmente diretto dal genio di Julio Velasco, un argentino dal cuore nobile.

“Mai tante persone hanno corso consapevolmente tanti rischi per una cosa tanto piccola: il desiderio di testimoniare. Forse è assurdo, ma è con queste assurdità che abbiamo recuperato la nostra dignità di esseri umani”.

Che vogliamo una “pace disarmata e disarmante” rischia di diventare uno slogan semplice e vuoto. Rischia, cioè di trasformarsi in un refrain ad effetto che – nel migliore dei casi – indica una buona volontà utopica quanto inconsistente.

Le nazioni rappresentate all’Onu sono 193. Di queste, allo stato attuale, ben 147 riconoscono lo Stato di Palestina. Francia, Belgio, Portogallo, Regno Unito e Canada lo hanno annunciato e si apprestano a tener fede alla dichiarazione.

Come non essere d’accordo con le parole di Papa Leone? L’appello alla pace diventa esortazione, quasi una supplica rivolta ai potenti ed è continua. “Invito tutti a non cedere all’indifferenza, ma a farsi prossimi con la preghiera e con gesti concreti di carità – ha detto domenica scorsa all’Angelus -.

Le storie agghiaccianti che trapelano da Gaza e dintorni non dovrebbero lasciar dormire tranquillo nessuno.

Sul mercato della morte la vita di Quftu Abu Wahelow vale 100.000 dinari libici. Per tanto è stata venduta dai mercanti sudanesi di esseri umani ai libici di Kufra che l’anno stuprata e torturata per divertimento per un anno intero.

Ci sono persone e personalità che vivono più sicure all’ombra del potere, pronte a spostarsi di cono d’ombra in cono d’ombra man mano che la fisionomia del potente cambia.

L’indignazione per il genocidio in corso nella Striscia di Gaza si riaccende quando riconosciamo i luoghi e li sentiamo come più familiari. L’attenzione ha un picco perché anche i volti e i nomi ci sembrano più vicini.

Oggi il popolo degli indignati sarà in piazza a Napoli per dire no alla morte seconda di Mario Paciolla.

Nella Chiesa ci sono leggi che vengono utilizzate molto raramente. Ce n’è una, ad esempio, che consente al vescovo di una diocesi di dispensare i fedeli, o una categoria, dall’obbligo della partecipazione alla messa domenicale.

La condizione della Striscia di Gaza, la crudeltà che semina morte e odio e l’annientamento di ogni refolo d’umanità, sembra non lasciare spazio alla speranza.

Inutile negarlo. Il suicidio di don Matteo Balzano ci ha scosso più di altri episodi di questo genere perché si tratta di un prete.

Nelle pagine de La Stampa Eleonora Camilli ha raccolto la testimonianza di Hajar Drissi, 27 anni, arrivata in Italia dal Marocco con la sua famiglia quando era una bambina.

Sono passati 30 anni (3 luglio 2025) dalla morte di Alex Langer ma a rileggere oggi le sue riflessioni su pace e ambiente sembra che non se ne sia mai andato.

È particolarmente coraggiosa la presa di posizione presentata ieri in Vaticano dai presidenti delle Conferenze episcopali di America latina (Celam), Africa (Secam) e Asia (Fabc).

Chi racconta la storia di Mimma Brancatisano che ieri se ne è andata, normalmente parte dal 22 luglio 1993, il giorno in cui viene rapita dalla ‘Ndrangheta a Bovalino in Calabria insieme a suo marito, Lollò Cartisano, che non fece più ritorno a casa.

Vale la pena copiare e incollare almeno un brano del discorso che Papa Leone XIV ha volto ieri ai partecipanti all’Assemblea plenaria della Riunione delle Opere per l’Aiuto alle Chiese Orientali (ROACO) 

L’affermazione della premier Meloni nella sua comunicazione al Senato doveva avere il potere di mettere a tacere tutti.

“Ci tengo a ringraziare tutti e, in particolare, Dio. Ci tengo a dire che ti amiamo, Dio, e che amiamo il nostro fantastico esercito.

Mi chiedo seriamente se dopo l’attacco Usa ai presunti siti di sviluppo del nucleare in terra iraniana il mondo si senta più sicuro o più minacciato.

Tutto questo sangue versato, quale domani sta irrigando? Tutte le macerie di Gaza, Libano, Cisgiordania, Siria, Yemen, Iran, servono a concimare un mondo nuovo o almeno più sicuro?

Vi giro il messaggio affidato a twitter da Ezzideen Shehab (@ezzingaza), giovane medico di Gaza e scrittore. Facciamo girare! 

No, di fronte alla distruzione della Striscia di Gaza, all’uccisione di migliaia di vite umane e all’affamamento della popolazione, la commozione non basta!

Immigrati deportati nel lager di Guantanamo. Come terroristi o criminali. Come quelli che attentano alla vita delle persone per accrescere potere e denaro.


Mosaico di pace, rivista promossa da Pax Christi Italia e fondata da don Tonino Bello, si mantiene in vita solo grazie agli abbonamenti e alle donazioni.
Se non sei abbonato, ti invitiamo a valutare una delle nostre proposte:
https://www.mosaicodipace.it/index.php/abbonamenti
e, in ogni caso, ogni piccola donazione è un respiro in più per il nostro lavoro:
https://www.mosaicodipace.it/index.php/altri-acquisti-e-donazioni