C'è una quotidianità dell'informazione che non ci soddisfa perchè ha un'agenda che non sempre (quasi mai!) corrisponde alle priorità della gente e dei popoli.
C'è una verità troppo spesso nascosta tra le pieghe dei fogli di giornale o che incespica tra le parole dello speaker televisivo.
C'è un commento dei fatti che contano veramente che vogliamo rileggere con l'unico filtro che conosciamo.
Quello degli sconfitti, delle vittime, della pace, della gente...
"Avendo in corpo l'occhio del povero" - avrebbe detto don Tonino Bello.
Per questo lanciamo questa nuova rubrica "feriale", ovvero un commento breve che, come Mosaico di pace, ripesca un fatto per riproporlo all'attenzione dei lettori con una luce nuova, con una sensibilità che scommettiamo condivisa.
E se così non fosse è destinata ad aprire riflessione e dibattito.
Pertanto quotidianamente proporremo un commento - breve quanto un'annotazione - su qualcosa che rischierebbe di passare altrimenti inosservato.
Sarà curato dalla redazione e specificatamente da Tonio Dell'Olio.
Speriamo incontri il gradimento e il favore di chi cerca di lasciarsi provocare per non fermarsi mai alla scorza degli avvenimenti ma di cercarne la linfa per attingere nuovi motivi di impegno.

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La fame non manca di certo! Mancano i soldi per affrontarla. In Sudan il Programma alimentare mondiale (PAM) ha dovuto ridurre da cinque a tre milioni e mezzo le persone a cui far giungere qualcosa da mangiare e tagliare le razioni e denuncia che sono quasi venti milioni quelli che vivono nell’insicurezza alimentare acuta.

Il pallone continua a rotolare, ostinato e innocente, come nei cortili dove due pietre fanno una porta e nessuno domanda il prezzo del cartellino. Ma attorno gli hanno costruito una città di vetro: sponsor, diritti televisivi, scommesse, stipendi smisurati.

In questi giorni in cui ricorrono i 25 anni del G8 di Genova, ci si rende conto di quanto quell’evento abbia segnato a fuoco i movimenti di protesta e di costruzione della pace di questo nostro Paese e non solo. Si tratta sicuramente di ferite che stentano a cicatrizzarsi perché hanno lacerato e graffiato il corpo vivo della democrazia.

Emergency Response Rooms (ERR) è una rete di volontari nata dai Comitati di resistenza protagonisti della rivoluzione democratica del 2019. Ne fanno parte medici, infermieri, insegnanti, studenti, ingegneri, donne delle reti di quartiere e semplici cittadini che, ispirandosi all'antica tradizione del “nafir” – l'aiuto reciproco tra comunità – hanno scelto di opporre la solidarietà alla guerra.

La preside del Liceo Bottoni di Milano scrive agli studenti della sua scuola. Leggete. Ne vale la pena.

La circolare del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) Toscana ordina nero su bianco alle direzioni delle carceri di collocare materassi a terra per ricavare nuovi posti nelle celle. Ma questa è tutt’altro che una soluzione al sovraffollamento.

Talvolta Davide può assumere le sembianze di una donna come Margherita Napoletano e Golia quelle di un ospedale ritenuto di eccellenza e comunque molto potente come il San Raffaele.

Un pediatra che ha dedicato la vita a curare i bambini rischia di morire in carcere. Amnesty International lancia un allarme drammatico sulle condizioni del dottor Hussam Abu Safiya, direttore dell'ospedale Kamal Adwan di Gaza, detenuto arbitrariamente e illegalmente dalle autorità israeliane dal 27 dicembre 2024 sulla base dell’infondata definizione israeliana di ‘combattente illegale’.

Lampedusa è il luogo in cui si decide il futuro della nostra civiltà. È questo il cuore della riflessione dell'arcivescovo di Palermo e presidente della Fondazione Migrantes, Corrado Lorefice, che legge la visita di papa Leone XIV come un gesto profetico contro la “disumanità” di un Mediterraneo trasformato da precise scelte politiche in “un sepolcro d'acqua”.

Le mafie temono i pentiti, ma temono ancora di più i figli che non diventano mafiosi. Perché ogni bambino salvato è un clan che perde il proprio futuro. La proposta di legge "Liberi di scegliere", approvata all'unanimità dalla Camera con 209 voti favorevoli, appartiene alla seconda categoria.

Di per sé il Venezuela non avrebbe bisogno di tendere la mano e chiedere aiuti per curare le ferite dolorose e profonde del terremoto. Gli basterebbe poter disporre delle proprie cospicue risorse congelate dagli Usa negli Usa.

Nei giorni del caldo estremo si moltiplicano consigli, ordinanze, rifugi climatizzati, inviti a bere molta acqua e ad accendere i condizionatori. Segnali di un'ipocrisia che circola a piede libero: si cercano rimedi agli effetti senza voler affrontare la causa. È la forma più subdola del negazionismo climatico.

È accaduto a Moglia (Mantova). Un bambino di appena sette mesi è rimasto per ore accanto alla nonna cinquantanovenne chiamata a custodirlo perché i genitori lavoravano, ma che era morta nella notte per un arresto cardiaco. A salvarlo dalla disidratazione completa non sono state telecamere o sofisticati sistemi di allarme, ma i vicini di casa. Hanno sentito quel pianto insistente, hanno capito che qualcosa non andava e hanno deciso di intervenire.

L’ultimo giorno dell’anno scolastico in Israele, il 19 giugno, una lettera dal titolo “Ci rifiutiamo!” redatta da alcuni adolescenti in cui annunciavano la decisione di non arruolarsi nell’esercito israeliano è stata distribuita in migliaia di copie in diverse scuole di tutto il Paese. La lettera, intitolata “Ci rifiutiamo!”, conta ormai più di 120 firme di studenti delle scuole superiori che dovrebbero prestare servizio militare. A seguire il testo della lettera.

In questi giorni alcuni funzionari dell’Unione Europea hanno incontrato alcuni rappresentanti del governo talebano dell’Afghanistan per facilitare il rimpatrio dei cittadini afghani immigrati nel nostro continente. Si dice che si tratti di una questione tecnica, di identificazione delle persone e di documenti di viaggio.

Il 24 giugno 2014, venne uccisa a Caivano la piccola Fortuna Loffredo, vittima innocente di una spirale di violenza, abusi e degrado sociale che per troppo tempo hanno prosperato nell'indifferenza collettiva.

Il Parlamento europeo ha approvato una mozione su Cuba che è l’ennesima dimostrazione di doppiezza politica e di subordinazione della politica estera europea a logiche di pressione geopolitica.

Gli omicidi di mafia non sono atti indistinti: si collocano dentro un progetto di dominio economico e territoriale, di controllo sociale e intimidazione. L’omicidio stradale ha una sua tipicità: imprudenza grave, violazione di norme di sicurezza, negligenza.

Tra qualche giorno la vicenda degli autisti ATM sarà scomparsa dalle prime pagine. Forse tornerà a fare notizia al momento del processo. Eppure il caso non può essere archiviato come una bravata di cattivo gusto, una goliardata, né come l’ultimo residuo di patriarcalismo machista.

L'ironia è un'arte sottile: dice una cosa per suggerirne un'altra, chiama in causa l'intelligenza di chi ascolta, invita a cogliere un significato ulteriore. Non ha bisogno di ferire; può criticare, smascherare contraddizioni e contestare il potere con leggerezza ed eleganza.

Mentre la guerra e la firma dopo la guerra occupano le prime pagine con il loro carico di morte e devastazione, esiste un'altra Italia e un altro mondo che operano spesso nel silenzio. Sono le reti di volontari, le associazioni, gli oratori, le università, le amministrazioni locali e le società sportive che scelgono di rispondere alla violenza con la solidarietà.

Con la morte di Luisa Muraro il femminismo italiano perde una delle sue voci più originali e feconde. Filosofa, pedagoga e protagonista del pensiero della differenza sessuale, ha dedicato la sua ricerca a una domanda essenziale: come dare parola all'esperienza viva delle persone, e in particolare delle donne, quando il linguaggio dominante non sa rappresentarla.

Ci sono numeri che dovrebbero togliere il sonno. Nel 2025 le nove potenze nucleari hanno speso 119 miliardi di dollari per mantenere e modernizzare i propri arsenali atomici: 3.768 dollari al secondo, il 19% in più rispetto all'anno precedente secondo il rapporto di Ican (International coalition abolish nuclear).

Nella stagione dell’usa e getta avviene che un fatto scuota l'opinione pubblica per poche ore, al massimo per qualche giorno, poi viene travolto dall'onda successiva. Tutto scorre, tutto viene divorato da una nebbia indeterminata. Avviene così che già oggi i fatti di Amendolara diventano uno sbiadito tratto di finto inchiostro su una pagina virtuale.

Washington ha ottenuto da Nairobi la disponibilità a ospitare una struttura di quarantena destinata a cittadini Usa che provengono dalla Repubblica Democratica del Congo e che potenzialmente sarebbero esposti al virus di Ebola. Una scelta che ha provocato proteste popolari, ricorsi alla magistratura e accuse di neocolonialismo sanitario.

“Dove finiscono i diritti quando inizia il deserto?”. È la domanda che ci consegnano il fermo e l'arresto in Libia di Domenico Centrone e Dina Alberizia, impegnati nella Global Sumud Flotilla di terra, una missione civile, internazionale e nonviolenta nata per testimoniare solidarietà al popolo palestinese e chiedere il rispetto del diritto umanitario.

L'Italia è più ricca. Ma gli italiani no. O almeno non tutti. I nuovi dati della Banca d'Italia raccontano un Paese in cui la ricchezza cresce, ma si concentra sempre di più: il 10% delle famiglie possiede oltre il 60% del patrimonio nazionale, mentre alla metà più povera resta appena il 7%.

Dalla riflessione proposta da Paola Cortellesi nel corso delle celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica al Quirinale. 

“La propaganda fascista celebrava la maternità come missione patriottica: dare figli alla nazione. Ma dietro quella retorica c'era un progetto preciso di limitazione dell'autonomia femminile. Alle donne fu proibito di dirigere scuole medie e superiori, di insegnare materie considerate di alto profilo come filosofia e storia nei licei. L'istruzione di bambine e ragazze fu orientata verso "lavori donneschi" ovvero, mansioni domestiche. Gli studi superiori e le professioni intellettuali venivano altamente sconsigliati. E nel caso in cui una studentessa avesse avuto l'arroganza di proseguire gli studi avrebbe comunque trovato tasse universitarie raddoppiate rispetto a quelle degli studenti. Accanto alle norme, anche gli scritti ideologici del tempo teorizzavano la subordinazione femminile. In questi passaggi del volume "Politica della famiglia" del 1938, scritto dall'economista fascista Ferdinando Loffredo, affiora, a voler pensar male, un certo pregiudizio misogino, seppur velatamente accennato tra le righe: «La indiscutibile minor intelligenza della donna ha impedito di comprendere che la maggiore soddisfazione può essere da essa provata solo nella famiglia». E ancora: «Il lavoro femminile crea nel contempo due danni: la mascolinizzazione della donna e l'aumento della disoccupazione maschile». In sintesi: vengono a rubarci il lavoro”.

Quattro uomini sono stati bruciati vivi perché chiedevano di essere pagati per il lavoro svolto. Già questa frase dovrebbe bastare a scuotere un Paese nella cui Costituzione celebriamo che è fondata sul lavoro. Eppure rischiamo di fermarci all'orrore dell'episodio, alla crudeltà dei carnefici, alla commozione di qualche giorno. Sarebbe l'ennesima ipocrisia.

“La coscienza della nostra comunità di destino deve essere il cuore della politica umana”. In questa affermazione di Edgar Morin è racchiuso il cuore del suo pensiero alla causa della pace. Morin ha contestato per tutta la vita una delle illusioni più pericolose della modernità: credere che i problemi possano essere risolti separandoli gli uni dagli altri.

Vale la pena ascoltare attentamente il pensiero di Byung-Chul Han, il filosofo sud-coreano tedesco che – per la verità – raccoglie sempre più attenzione anche dalle nostre parti. Il filosofo legge il nostro tempo come l’epoca della stanchezza e dell’auto-sfruttamento.

C’è chi sale sull’Monte Everest per conquistare una vetta. E chi, invece, trasforma quell’impresa estrema in un gesto umano e politico, capace di parlare al mondo. Leonardo Avezzano ha scelto la seconda strada: arrivato sul punto più alto della Terra col progetto “Rising dreams”, ha fatto volare un aquilone con i colori della bandiera palestinese e i sogni dei bambini della Striscia di Gaza.

Anche ieri Giorgia Meloni, intervenendo all’Assemblea di Confindustria, ha ripetuto che il governo intende riprendere la strada del ritorno al nucleare. I “mini reattori modulari (SMR) di nuova generazione – ha sentenziato - sono sicuri e puliti”. Ma non è vero.

Sul rifiuto della guerra e sulla scelta radicale della pace, l’enciclica Magnifica humanitas — che Vittorio Arrigoni avrebbe tradotto con il suo “restiamo umani” — non lascia spazio ad ambiguità. Papa Leone XIV smonta una per una le giustificazioni culturali, politiche e morali con cui il mondo continua a considerare la guerra come un destino inevitabile.

La lettera di Davide Simone Cavallo dovrebbe entrare in tutte le scuole italiane. Non come un rito retorico dopo l’ennesima aggressione, ma come una pagina di educazione civile, umana, sentimentale. Davide ha 22 anni.

Ogni anno, più o meno a quest’ora, alziamo la voce per dire che consideriamo impropria, inadeguata e contraddittoria la parata militare che vuole celebrare la Festa della Repubblica. Credo che sia sotto gli occhi di tutti che la Repubblica italiana che è fondata sul lavoro e che ripudia la guerra, non possa farsi rappresentare dalle armi.

Davide Cavallo è lo studente ventiduenne accoltellato e picchiato il 12 ottobre 2025, in corso Como a Milano, da cinque ragazzi fino a riportare una lesione midollare permanente. Ieri il tribunale ha pronunciato la sentenza con una pena esemplare per due dei suoi aggressori.

In due giorni è stato raggiunto il traguardo delle 50mila firme necessarie, ma la mobilitazione continua. La proposta di legge di iniziativa popolare per il rilancio del Servizio sanitario nazionale vuole infatti trasformarsi in una grande chiamata collettiva a difesa del diritto alla salute, oggi sempre più minacciato da carenze di personale, liste d’attesa e profonde disuguaglianze territoriali.

4 giorni intensissimi di immersione nel Salone internazionale del Libro di Torino non sono stati un’apnea ma piuttosto un esercizio di buona respirazione diaframmatica. Si aveva l’impressione che il mondo fosse rimasto chiuso dentro. Ma non prigioniero. Libero.

Il cambiamento viene dalle città. Amsterdam ha scelto di mettere un limite preciso: niente pubblicità ai combustibili fossili, ai voli inutilmente inquinanti, alle auto a benzina e diesel negli spazi pubblici. Il principio è che la libertà non deve affermare il diritto di distruggere il futuro.

L’anniversario (13 maggio 2025) della morte di Josè “Pepe” Mujica è un filo rosso che ci riconcilia con la politica. Ce ne fa cogliere il senso ultimo e il fascino perché “la politica – diceva – non è una professione, è una passione. Un modo per servire, non per servirsi”. 

Portare la marcia della pace al Salone internazionale del Libro di Torino significa spalancare alla cultura le porte dell’impegno per il cambiamento. Scrivere, raccontare, narrare non sono mai esercizi asettici e neutrali tant’è che i libri che ci sono rimasti dentro e ci hanno segnato la vita sono quelli che hanno avuto il coraggio di stare dalla parte giusta.

C’è un motivo se il film Le città di pianura ha conquistato otto David di Donatello: perché dietro l’apparenza di un film alcolico e sgangherato nasconde una delle domande più profonde del nostro tempo. Come si resta umani dentro vite fragili, disordinate, apparentemente fallite?

Certo che sarei preoccupato se l’Iran riuscisse a portare a compimento il suo programma nucleare militare e a dotarsi dell’arma atomica. Ma non è che oggi si possa dormire sonni tranquilli sapendo che il “fatidico bottone” è già nelle mani di altri leader del pianeta come Kim Jong-un.

La notizia è passata sotto silenzio come se non ci riguardasse. Abbiamo continuato a vivere, mangiare, viaggiare, parlare e consumare – soprattutto a consumare – come se nulla fosse accaduto. Eppure il 3 maggio scorso l‘Italia ha tagliato il traguardo negativo del suo “overshoot day”, ovvero ha esaurito il “budget ecologico” dell’intero anno.

Un atto grave che bisogna avere il coraggio di chiamare col proprio nome: pirateria. 180 persone rapite, 178 rilasciate, 32 maltrattate e ferite, due arrestate: Saif Abukeshek e Thiago Avila. L’intervento delle forze israeliane contro la Global Sumud Flotilla, impegnata in un’azione civile e nonviolenta diretta verso Gaza, rappresenta una violazione del diritto internazionale della navigazione.

“Il nostro cuore in questo tempo di guerra è turbato e deve vigilare per non abituarsi, deve restare inquieto. Anche la Festa del Lavoro, che i cristiani vivono guardando all'esempio mite di san Giuseppe Artigiano, contiene quest'anno motivi di inquietudine”.

A Santa Marta, in Colombia, termina oggi una partita decisiva per il futuro del pianeta. Alla Conferenza hanno preso parte delegazioni di 50 Paesi, insieme a ONG, società civile e rappresentanti di diverse fedi, riunite per un obiettivo tanto ambizioso quanto urgente: dire addio a petrolio, gas e carbone, principali responsabili della crisi climatica.

C’è qualcosa di profondamente scandaloso nei dati dell’ultimo rapporto dell’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (SIPRI). Nel 2025 la spesa militare globale ha raggiunto la cifra record di 2.887 miliardi di dollari.

La figura di Jawad Ali Ahmad emerge come un lampo di umanità dentro il buio della guerra: un bambino, scout, sciita, capace di esultare con gioia durante la visita di Papa Francesco in Libano. Un frammento di vita semplice e luminosa, poi spezzato da un bombardamento.

E il 25 aprile è un grido e un canto,
liberazione e festa.
Non è celebrazione del sangue
ma del sacrificio,
del rendere sacro ciò che è umano,
questa sete ostinata di libertà.

Cementificazione, pesticidi, sfruttamento intensivo, guerre: tutto tradisce una visione di dominio, non di appartenenza. Finché non torneremo a sentirci “abitanti” della Terra, parte viva di un equilibrio fragile, ogni transizione sarà insufficiente.

Il rischio non è solo giuridico, ma simbolico. Ogni stretta securitaria che comprime diritti fondamentali — dalla libertà di manifestare alla tutela della libertà di movimento — interroga la coscienza democratica del Paese. Perché la sicurezza, quando diventa idolo, tende a divorare ciò che dovrebbe proteggere: la dignità della persona.

Quando una profezia è autentica non smette di parlare. E parla al cuore e parla al mondo. Non con l’enfasi del banditore ma piuttosto col tono fermo della denuncia e con la certezza di difendere i diritti calpestati dei poveri o l’ingiuria contro la verità.

Anche ieri in Camerun Papa Leone XIV ha avuto parole sapienti sulla pace: 

“Gesù ci dice: “Beati gli operatori di pace!”. Guai, invece, a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici o politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso”. (…) 

La scelta di Giorgia Meloni di “sospendere” il rinnovo automatico del Memorandum militare con Israele è un segnale importante. Non risolutivo, ma finalmente politico. Pasquale Ferrara, ex ambasciatore, ci ricorda che nel luglio dell’anno scorso 70 ambasciatori (e non fanatici pacifisti!) avevano rivolto un appello al governo.

La chiamano “remigrazione”, ma il nome inganna. La proposta indica il rimpatrio forzato non solo degli stranieri irregolari, ma anche di persone pienamente integrate, residenti da anni o perfino cittadine, sulla base dell’origine etnica o culturale. Un’idea che nasce negli ambienti dell’estrema destra europea e che ha trovato sponda politica in sigle come AfD, oggi sempre più visibile anche nel dibattito italiano. Il lessico è neutro, la sostanza no.

A differenza della quasi totalità dei quotidiani italiani, L’Osservatore Romano relega a pagina 5 – e non in apertura – le intemperanze farneticanti e le posture da bullo di Donald Trump contro il Papa. Una scelta editoriale che è già, in sé, un giudizio: ridimensionare il rumore per restituire dignità alla parola.

Nel 2025 l’aiuto pubblico allo sviluppo segna un record negativo: 174,5 miliardi di dollari, in calo del 23,1%, la contrazione più forte mai registrata, dopo il -6,1% del 2024. Sono dati resi pubblici ieri dall’OCSE – Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

La “diplomazia armata” evocata da Donald Trump somiglia più a una minaccia permanente che a una strategia negoziale: una rivoltella puntata alla nuca del nemico, con la pretesa di piegarlo all’obbedienza.

“Anche a Pasqua ci raggiunge la notizia di dispersi e morti nel centro del Mediterraneo. Uomini, donne e bambini per i quali la Pasqua non ha significato vita, ma morte”.

Avvenire che non è certo giornale incline a giudizi estremisti o tranchant, ospita oggi l’editoriale di Pasquale Ferrara, diplomatico di lungo corso, già ambasciatore e inviato speciale della Farnesina nelle aree di crisi.

Nell’omelia della Domenica delle Palme, Papa Leone XIV ha consegnato alla Chiesa e al mondo una parola davvero disarmante sulla pace. Guardando a Gesù che entra in Gerusalemme e percorre la via della croce, lo ha indicato come Re della pace: mite, inerme, estraneo a ogni logica di violenza.

È una lettera che nasce dal dolore e si apre alla vita quella della professoressa Chiara Mocchi, colpita da un suo alunno tredicenne. Parole dettate “con la voce ancora flebile”, ma con un cuore “colmo di gratitudine”.

C’è una buona notizia che arriva dalle Nazioni Unite, e non ha il sapore del riscatto facile, ma quello più sobrio e necessario della verità. La risoluzione promossa dal Ghana, approvata con 123 voti favorevoli, riconosce la tratta degli schiavi africani come il più grave crimine contro l’umanità e invita ad avviare percorsi di riparazione.

Non basta più parlare di dialogo. Il nostro tempo, ferito da fratture visibili e invisibili, chiede qualcosa di più esigente e più vero: l’incontro. Il dialogo può restare parola, la tolleranza può fermarsi a distanza; l’incontro invece espone, coinvolge, cambia.

Ma quant’è bello quel timido risveglio primaverile che questo referendum ha lasciato intravedere. Come gemme ancora incerte sui rami, file silenziose di cittadine e cittadini hanno preso forma davanti ai seggi: attendere il proprio turno, di domenica, per dire una parola sulla giustizia non è gesto minore.

Chiamatelo pure “patriarca”, ma abbiate il coraggio di rovesciare la parola. Perché Giuseppe di Nazareth non ha nulla a che vedere con il potere maschile che oggi si traveste da tradizione. Il suo patriarcato non domina: custodisce. Non impone: ascolta. Non possiede: ama.

Dalle pagine di SettimanaNews, Luigi Mariano Guzzo, professore di Diritto e religione e di Diritto canonico all’università di Pisa, ha indirizzato una lettera aperta a Papa Leone XIV che il 7 marzo scorso ha rivolto un discorso all’Ordinariato militare in Italia.

Con l’aria che tira sembrava un controsenso, un’iniziativa anacronistica, un paradosso… Questo è il tempo della retorica bellica in cui, come dice Papa Leone, “la guerra torna di moda”.

Più di cento bambini uccisi in Libano non sono un “effetto collaterale”. Sono nomi spezzati, quaderni rimasti aperti, letti vuoti, madri inchiodate a un urlo che non finisce.

Prima ancora delle bombe, della pioggia di missili e del ronzio dei droni, c’è qualcosa che oggi sembra essersi sgretolato nella comunità internazionale: la dignità delle parole.

Nessuna rivelazione sensazionale se dico che l’arte e la cultura sono un pilastro nella costruzione della pace. Giocano un ruolo insostituibile e fondamentale per creare coscienze nuove, per scavare più a fondo nelle ragioni delle macerie e nei sentimenti della gente, nello svegliare le intelligenze e imprimere il coraggio di fare passi avanti.

La riflessione di Raniero La Valle, intitolata “Promessa di uccidere”, si apre con parole che gelano il sangue: “Uccideremo anche lui”. È l’annuncio con cui Israele saluta il nome del possibile successore di Khamenei. Poco dopo arriva la conferma di Donald Trump: “Non durerà a lungo”. Per La Valle queste frasi condensano una stagione storica in cui la guerra diventa linguaggio politico esplicito, un progetto dichiarato di eliminazione del nemico che passa “di padre in figlio”, nel nome del “regime change”.

Il giorno dopo l’otto marzo tutto sembra essere ritornato al proprio posto. La condizione delle donne in Afghanistan e in Iran non è cambiata affatto. Anche i giornali d’occidente hanno voltato pagina con una folata di vento.

Ci vogliono far credere che la guerra sia strategia, geopolitica, calcolo militare. Invece è contabilità di vite spezzate. Numeri che pesano come pietre. A Minab, nel sud dell’Iran, una scuola elementare femminile è stata devastata nei primi bombardamenti della guerra. Le ricerche tra le macerie sono durate 28 ore.

In Afghanistan la legge è diventata il volto della paura. Il nuovo decreto firmato dal leader talebano Hibatullah Akhundzada sancisce un passo ulteriore nell’annientamento dei diritti delle donne: punizioni più severe per il maltrattamento degli animali che per la violenza domestica contro le donne.

Nel tempo degli hooligans di guerra e delle diplomazie che balbettano davanti alle bombe, le parole del presidente spagnolo Pedro Sánchez suonano come una presa di posizione rara e coraggiosa.

“Lo so bene – mi scrive un’amica da Teheran - la pena di morte è un abisso che va cancellato. Eppure mentre diciamo questo, il mondo assiste inerme a un’altra vertigine.

Ve la ricordate la guerra scatenata contro l’Iraq di Saddam Hussein? Le armi di distruzione di massa, le prove sventolate come verità inconfutabili, poi rivelatesi sabbia nel vento a detta degli stessi protagonisti.

Nelle carceri israeliane e nei centri di detenzione militare, il trattamento dei detenuti palestinesi è diventato un buco oscuro della guerra.

Novantadue milioni di vite salvate in vent’anni. È questo il bilancio dei programmi di UsAid nell’Africa sub-sahariana: –70% di mortalità per Hiv/Aids, –56% per malaria e malnutrizione, –54% per malattie tropicali neglette. Numeri che raccontano un’America capace di cura.

“La storia ha insegnato che la stazione finale dell’odio, il genocidio, non giunge mai all’improvviso, ma arriva passo dopo passo, proprio quando le parole violente e malate contagiano le persone.

“Basta favori ai mercanti di armi” non è solo uno slogan: è un appello che torna a farsi respiro collettivo. Attorno alla legge 185/90, nata da una grande spinta dal basso per portare luce sul commercio di armamenti, si è riaccesa una mobilitazione.

Ci sono momenti in cui l’indignazione non è retorica, ma responsabilità morale. È il caso del progetto dell’Amministrazione Trump di espandere la detenzione degli immigrati in enormi strutture che i vescovi americani non esitano a definire per ciò che sono: campi di prigionia.

Nel suo monologo dedicato all’Europa, Roberto Benigni ricordava come l’Unione sia “la più grande costruzione politica, istituzionale, sociale ed economica degli ultimi cinquemila anni”, nata non da una conquista ma da una scelta di fratellanza.

Nel suo Messaggio per la Quaresima, Papa Leone offre un’indicazione tanto semplice quanto rivoluzionaria: digiunare dalle parole che feriscono.

L’episodio calcistico che vede protagonista Alessandro Bastoni può essere considerato una metafora dei modelli che vanno imponendosi.

La tutela della vita e della salute sono compromesse dall’impiego di “enormi risorse economiche, tecnologiche e organizzative” per la produzione di armi e altri dispositivi bellici.

Per i giovani universitari di Gaza che attendono il visto per partire per l’Italia dopo che si sono aggiudicati una borsa di studio, si tratta di uno stillicidio quotidiano.

Talvolta non ci accorgiamo dei successi delle strategie nonviolente. Ovvero non viene messo in evidenza quanto si è riuscito a ottenere grazie a movimenti popolari diffusi e organizzati che si sono opposti nonviolentemente agli abusi di potere e alla violenza.

Copio e incollo l’inizio dell’articolo di Lucia Capuzzi pubblicato questa mattina da Avvenire col titolo: No trapianto in Israele per il baby-gazawi. Anche se vive a Ramallah.

Può un indirizzo di residenza diventare una questione di vita o di morte?

Lo sfruttamento dei rider di Glovo era sotto gli occhi di tutti e le mandibole di tanti! Eppure nessuno ha trovato il coraggio di denunciare o di sollevare un dubbio.

Leone XIV ieri ha concluso l’Angelus con un’affermazione tanto perentoria quanto provocatoria e rischiosa: “Continuiamo a pregare per la pace – ha detto. Le strategie di potenza economica e militare – ce lo insegna la storia – non danno futuro all’umanità.

Non è affatto una buona notizia. Se fino a qualche giorno fa gli esperti ci ricordavano che l’orologio dell’Apocalisse era a 85 secondi dalla mezzanotte della distruzione e che questo non era mai successo finora, chissà cosa diranno da oggi!

“Quanta libertà sei disposto a cedere per ottenere maggiore sicurezza?”. Nel dibattito che si è sviluppato dopo i fatti di Torino e nelle decisioni che la maggioranza parlamentare si appresta ad adottare, la discussione è stata ridotta a questa sintesi.

Di seguito la dichiarazione del card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, a margine degli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine avvenuti in città sabato 31 gennaio 2026:

“Torino non è una città violenta, è una grande capitale della carità e della solidarietà sociale: non può accettare di essere sfigurata in questa sua identità, di essere così manipolata dai cultori della violenza.

Nell’ultimo post (30 gennaio scorso) avevo scritto che l’oro costa più delle quotazioni in borsa perché 13 minatori sudanesi l’hanno pagato con la propria vita.

Mentre le quotazioni dell’oro continuano a crescere in borsa, uno scarno comunicato della stessa azienda coinvolta, riferisce che a Umm Fakroun, nello stato del Kordofan meridionale in Sudan, 13 minatori sono rimasti uccisi e altri sei feriti per il crollo di una parte della miniera in cui stavano lavorando all’estrazione di oro.

Esattamente all’opposto di quanto sta avvenendo in questa tristissima era trumpiana degli Usa, in Spagna i migranti verranno ora riconosciuti nella loro dignità e sottratti a una clandestinità infame.

Riporto il comunicato stampa diffuso ieri dal Bulletin of the Atomic Scientists' Science and Security Board (SASB), ovvero il team di scienziati che regola l’orologio del rischio dell’annientamento globale, Doomsday Clock:

Un anno fa, avevamo avvertito che il mondo era pericolosamente vicino al disastro globale e che qualsiasi ritardo nell'inversione di rotta aumentava la probabilità di catastrofe. Piuttosto che prestare attenzione a questo avvertimento, la Russia, la Cina, gli Stati Uniti e altri grandi paesi sono invece diventati sempre più aggressivi, contraddittori e nazionalisti. Le intese globali duramente conquistate stanno crollando, accelerando una competizione per il grande potere vincente e minando la cooperazione internazionale fondamentale per ridurre i rischi di guerra nucleare, cambiamenti climatici, un uso improprio della biotecnologia, la potenziale minaccia dell'intelligenza artificiale e altri pericoli apocalittici. Troppi leader sono diventati compiacenti e indifferenti, in molti casi adottando retorica e politiche che accelerano piuttosto che mitigare questi rischi esistenziali. A causa di questo fallimento della leadership, il Bulletin of the Atomic Scientists Science and Security Board oggi fissa l'orologio del giorno del giudizio a 85 secondi a mezzanotte, il più vicino che sia mai stato alla catastrofe... Anche se le lancette dell'orologio del giorno del giudizio si avvicinano a mezzanotte, ci sono molte azioni che potrebbero far indietreggiare l'umanità dall'orlo. (www.thebulletin.org)


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