Di fronte alla disumanità straziante delle stragi della stazione di Bologna e di Ustica non ci resta che la forza della memoria. La verità è la pretesa legittima di una risposta ai perché e senti crescere dentro la sete di giustizia.

Come quando impasti acqua e farina per infornare un pane che sfami. Laddove l'acqua è frutto delle lacrime, il lievito è quello della memoria che ha la forza di far crescere l'impasto. Ricerca scomoda, quella della verità, perché ti impegna a frugare nelle pieghe del lato oscuro, infido e infedele dello Stato che doveva difendere e invece uccide. Perché quel giorno c'era Caino ma c'era anche Giuda. "Preghiamo perché siano sconfitte le mafie di ogni genere e provenienza, - dice Zuppi - con i loro interessi spaventosi e la terribile capacità corruttiva e distruttiva, e cresca la comunità di destino che ci unisce". A non darsi per vinti sono innanzitutto i familiari che non possono recidere legami e sentimenti e non mollano, trascinati in avanti dal pianto amaro del dolore. "Tanto dolore può dividere e isolare, generando così nel cuore degli uomini anche l'ultimo frutto del male che è l'amarezza della solitudine – dice ancora l'Arcivescovo di Bologna - e la sensazione di impotenza, di smarrimento, di insignificanza che può prendere davanti all'oblio inesorabile del tempo e ad una giustizia non raggiunta. Ma il dolore può unire, liberare energie di solidarietà, di ricerca di giustizia e di fraternità".