Se qui di seguito vi parlassi di un ragazzo di 15 anni morto in Italia con segni evidenti di tortura, affaticato, deperito e soccorso con molto ritardo, sarebbero molti a indignarsi.

Qualcuno legittimamente si chiederebbe come mai i TG nazionali e la carta stampata non ne abbia raccontato se non nelle pagine locali e la risposta è semplice: si tratta di un immigrato. Abou, 15 anni, proveniva dalla Costa d'Avorio e dopo tutte le traversie tra deserto, Libia e mare, dal 18 settembre era confinato in quarantena sulla nave "Allegra". Già allora stava male ma l'unico medico a bordo non se n'è accorto perché doveva visitare 600 pazienti! Quando le sue condizioni si sono fatte ancora più gravi erano già trascorsi dieci giorni e finalmente è stato disposto il ricovero urgente all'ospedale Cervello di Palermo dove è arrivato il 1 ottobre. Constatato che il ragazzo era ormai in coma lo hanno trasferito alla rianimazione dell'Ingrassia dove è morto il 5 ottobre. Si potrebbero scrivere tante parole a commento di questa vicenda ma Papa Francesco ci ha persuasi a utilizzare il solo paradigma della fraternità. Ciascuno deve chiedersi se Abou è stato trattato come il fratello del medico, del ministro, del capitano della nave, mio.