Quando ascolto chi si lamenta del disagio creato dalla didattica a distanza con la conseguente privazione di relazioni e socialità, comprendo le ragioni e sono preoccupato dei danni che questa situazione sta producendo.

Tuttavia non riesco a fare a meno di pensare ai bambini - pepenadores incontrati nelle discariche di Oxaca (Messico) e di Korogocho (Kenia) o quelli di New Delhi. Oggi si contagiano perché vengono a contatto con gli scarti degli ospedali Covid e così diventano inconsapevoli diffusori del virus. Non riesco a non pensare al rapporto dell'Unicef in cui si legge che, a 7 mesi dall'inizio della pandemia, sono 137 milioni i bambini dell'area America Latina e Caraibi che sono privati di ogni forma di istruzione. Quello del virus che risparmia i bambini è un luogo comune che dovrebbe essere espulso dalle nostre teste e dalle nostre testate. Quei bambini senza istruzione sono una bomba ad orologeria perché pregiudica il loro futuro e lo sviluppo delle rispettive comunità. La cultura dà da mangiare. Eccome! E da quelle parti si rischia di restare completamente a digiuno.