E se oggi invece di aggiungere altre parole sui diritti, provassimo a fare silenzio?

Non per tacere per paura, vigliaccheria o indifferenza, per scoraggiamento, sfinimento o rassegnazione, ma semplicemente per lasciare spazio alla riflessione personale e ai gesti, alle azioni, alla solidarietà della mente e delle mani e dei passi e degli sguardi. In ogni anniversario tondo della Dichiarazione universale dei Diritti umani cade in rete qualche appuntamento, celebrazione e riflessione e le agenzie internazionali del settore preparano per tempo dichiarazioni su dichiarazioni, rapporti e statistiche. I campesinos delle Ande peruviane o le donne africane coi recipienti pieni d'acqua sulla testa e il bambino legato dietro la schiena, non conoscono la parola "diritti". Nessuno gliel'ha mai spiegata. Non hanno mai declinato quella Dichiarazione solenne ma sanno guardare negli occhi i propri bambini e accarezzare la terra che zappano e calpestano. Per loro il silenzio non è una scelta, un'alternativa, una possibilità: è condizione. Anche per questo, anche per loro, oggi non tacerò ma starò in silenzio.