"Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi. La peste si è spenta, ma l'infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo". Sono passati 53 anni da quando Primo Levi fissò quella riflessione in un libro e se fosse in vita si meraviglierebbe che purtroppo ancora oggi quel grido d'allarme è attuale.

Oggi che tutti quanti abbiamo appreso a prezzi alti il dolore provocato dalla pandemia, comprendiamo anche il senso profondo dell'infezione. È un richiamo a vigilare attentamente senza distrazioni. Per questo ci sarebbe quanto mai bisogno di un rilevamento di temperatura sospetta all'ingresso dei palazzi delle istituzioni democratiche perché a nessuno degli "infettati" sia consentito di mettere a rischio anche gli altri. Termometri anche per misurare la febbre agli operatori dell'informazione e a quelli dell'educazione. Ma anche negli stadi, nei teatri e nelle case editrici. Screening scrupoloso per tutti coloro che si trovano tra le rotelline dell'ingranaggio della burocrazia nazionale, europea e degli organismi sovranazionali. In alcuni casi si tratterà di intervenire con una terapia intensiva. Ma è solo per riuscire a salvare i loro cervelli e le loro anime e nello stesso tempo tentare di frenare "l'infezione che serpeggia".