Generare è donna. Generare anche quando non si mette al mondo ma si dà la vita. Nel setaccio tra retorica e conquiste di carta, quel che resta è la grammatica del generare. Ogni giorno, in ogni luogo del mondo, in ogni circostanza della vita. Questo vecchio mondo viene tenuto a galla da quest'opera quotidiana e incessante del generare. Anche quando piangono, le donne irrigano. Quando tacciono, tengono a dimora. E quando amano lasciano esplodere ogni battito di esistenza in un germoglio di primavera anche se attorno tutto quanto gela. Le donne generano. Le donne sono respiro della terra da cui si trae la vita perché la terra è madre e sono madri l'aria e la luce. Diffido di chi disserta sulla donna come sul genio femminile e sento il profumo di chi sa dire delle donne al plurale. Perché anche il tempo si conta di generazione in generazione e anche se i cognomi sono prepotentemente maschili, sono le donne a protendersi nel generare per scandire lo scorrere del tempo. Ed è per questo che Dio è più madre che padre, perché crea, genera, dà vita, ama. Ed è per questo che intralciare il cammino di una donna è antigenesi. Quando non proteggiamo l'azione generatrice, de-generiamo. E anch'io ringrazio la vita che mi ha lasciato incrociare gli sguardi generativi di donne capaci di dire la vita lasciando sorridere gli occhi per generare sempre un altro mondo possibile. E necessario.