Gv 3,14-21
¹⁴E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, ¹⁵perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
¹⁶Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. ¹⁷Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. ¹⁸Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è gia stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. ¹⁹E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. ²⁰Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. ²¹Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.

Mosaico della Domenica

E scopriamo che il segno, il significato, la finalità, il sogno, il progetto di Dio non è quello di scaricare una pesante croce di giudizio sulle spalle degli uomini e di giudicarli ma, al contrario, di caricarsi di quella croce per salvarli. Ogni volta che si opera un gesto di liberazione e di salvezza, non solo ci fidiamo di Dio ma scegliamo di stare dalla sua parte. Pensate quanto scandalo ha suscitato quell'espressione che Papa Francesco ha utilizzato rispondendo a una domanda sugli omosessuali: "Se una persona omosessuale cerca Dio e si sforza di vivere rettamente, chi sono io per giudicarlo?". La verità è che siamo abitati dentro dalla convinzione che la religione, la fede, gli uomini di Dio e coloro che parlano in suo nome, debbano esprimere più una parola di giudizio che una parola di salvezza. In questo brano c'è l'immagine di un Dio che allarga le braccia sulla croce fino all'estremo sacrificio e rimane nel segno di un abbraccio inchiodato per l'eternità. Noi dovremmo sentirci più che giudicati, accolti. Il mio pensiero va in questo momento a tutti coloro che si sentono incastrati, imprigionati nel proprio limite, nel loro peccato, nella loro colpa. Coloro che di notte si rigirano tra le lenzuola perché gli rimorde la coscienza. A quelli che non riescono a fare i conti con se stessi, non tanto col giudizio della gente, non con lo sguardo giudicante degli altri, ma con se stessi. Amico, fratello, sorella, sentiti accolto da Dio e abbracciato da Gesù Cristo. Gesù non ha altra parola che quella della salvezza nell'amore. E tu sei chiamato a fare solo questo: ad amare. Che il Signore ci preservi tutti dalle parole del giudizio e dal pensiero del pregiudizio. Che il Signore ci faccia comprendere, nelle pieghe della storia e della coscienza delle persone, che c'è un destino di salvezza per tutti, anche per i peggiori criminali. Non c'è esperienza peggiore nella vita che non aver sperimentato d'essere amati. Dio invia il suo figlio unigenito per sanare questa ferita. Non sottraiamoci a questo amore.