Nonostante non abbia uno spirito particolarmente patriottico e tantomeno nazionalista, ci sono circostanze in cui al momento dell'inno nazionale, mi commuovo. È più forte di me.

Avverto il sentimento di appartenenza, si tratta di un moto di identificazione con una comunità vasta che parla la stessa lingua, è la riscoperta di un'emozione sottile e profonda. D'altra parte non possiamo vivere sospesi tra cielo e terra e siamo sempre parte di qualcosa. Forse per le stesse dinamiche, ma esattamente con sentimenti contrapposti, mi avviene quando questo Paese viene indicato come responsabile di qualcosa di brutto. Quando qualche giorno fa in Myanmar qualcuno ha raccolto i bossoli dei proiettili sparati dalla polizia e che hanno provocato decine di morti, li ha mostrati in favore di telecamera e ha fatto in modo che si leggesse il Made in Italy col nome dell'azienda Cheddite, mi sono vergognato, ho provato tutta l'indignazione del mondo e le lacrime volevano chiedere perdono alle vittime e ai loro familiari. Poi sono andato a guardare il sito web dell'azienda costruttrice di munizioni e ho letto lo slogan che campeggia a tutta pagina: "Caccia, tiro, polveri e rispetto dell'ambiente". E la vergogna è diventata dolore.