È importante celebrare gli "eroi delle corsie" che con spirito di sacrificio e tantissimo coraggio si sono impegnati senza risparmiarsi per far fronte alla minaccia del Coronavirus. Mi unisco al coro con sincera convinzione e commossa ammirazione e applaudo senza esitazione.

Questo però non ci deve impedire di denunciare l'arroganza di chi, nelle stanze dei bottoni delle sanità regionali, hanno sembianze di mulo e, pensando alle persone come fossero pratiche da sbrigare, smarriscono talvolta ogni parvenza di senso di umanità. Penso ad alcuni medici del servizio domiciliare (Usca) che controllano i pazienti positivi via telefono, sulla base dei valori di temperatura e saturazione che un novantenne in isolamento fornisce con uno strumento come il saturimetro che non aveva mai visto prima. Penso a medici di base che una volta erano detti "di famiglia" e aveva un senso. Spesso sono latitanti, si voltano dall'altra parte, si negano al telefono. Chiaro che ci sono anche quelli che con abnegazione e fedeltà al giuramento di Ippocrate, sono arrivati a pagare il prezzo più alto! E infine penso a quei burocrati vittime della cosiddetta "sindrome della firma", vigliacchi senza spina dorsale, pusillanimi e pilateschi che "lasciano andare il mondo come va" senza pretendere di cambiarlo e non muovono un dito nemmeno quando il buon senso e la ragione direbbero il contrario di ciò che li mette al riparo da eventuali guai. Per tutti questi eviterei un giudizio così amaro se non li avessi dovuti conoscere in ore difficili. Solo chi ci è passato…