È il giorno di un pane spezzato e di un calice di vino. Oggi è giorno di Dio nelle cose semplici e ordinarie. Per questo decidono di ucciderlo.

Perché rende presente un Dio che a tutti conviene sapere lontano e che non c'entri proprio nulla con la spesa e con le preoccupazioni per i figli, con gli sguardi e con la scelta delle parole, con gli abbracci muti e con le lacrime nascoste. Questo Dio che siede a tavola è proprio il contrario del Dio dei cieli e degli abissi. È un Dio che guardi negli occhi e che corri il rischio di scambiare con un uomo, di confonderlo nell'umanità, di diluirlo come un colore che cambia radicalmente lo sfondo della storia. È questo il giorno in cui quella transizione antropologica accolta in una casa di Nazareth, si realizza per compiersi domani sul Golgota e poi nel giardino del primo giorno della settimana, l'ottavo giorno. Ed è solo amore. Persino se tradisci, rinneghi, fuggi. Questo Dio è una bestemmia perché mette fine al Dio-altro e inaugura il tempo del Dio-Padre, del Dio-Fratello. Gente di casa. Attorno a un tavola a spezzare un pane e a bere da uno stesso calice. Convivialità. È questo il nome di un Dio che non è capace di fare diversamente. Sa solo amare.


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