Quando su Whatsapp ha cominciato a circolare la notizia della morte di Hans Küng, mi sono ritrovato a raccogliere commenti e riflessioni lapidarie ma non per queste meno profonde e belle. "Un prete. Un grande teologo. Un uomo libero" scrive Vito. E Marcello gli fa eco: "Se ne è andato una mente libera". Paolo reagisce così: "Caspita, un dolore per chi ama i teologi pensanti...". Mentre Pino scava nelle zolle che lo hanno generato alla riflessione critica e dice: "Ho studiato sul suo testo La chiesa. Erano bei tempi prima della restaurazione!!!". Infine Luca: "Va via un uomo di intelligenza e apertura mentale rara nella Chiesa. Altro pezzo di umanità e di pensiero che ci lascia ... nella pochezza diffusa ... qualcosa di nuovo verrà". Ed è una parola di speranza che non si chiude e non tace, proprio come quelle a cui ci aveva abituato Küng che non si era mai rassegnato al silenzio e non aveva mai smesso di riflettere senza tradire il dono della libertà di cui era riconoscente a Dio. Il suo pensiero ha dato una mano determinante alla pace: "Non vi può essere convivenza umana senza un ethos mondiale delle nazioni; non vi può essere pace tra le nazioni senza pace tra le religioni; non vi può essere pace tra le religioni se non c'è dialogo tra le religioni". In altri termini - osserva Brunetto Salvarani su Avvenire - la teologia non può che essere al servizio dell'umanità; ma una teologia al servizio dell'umanità è chiamata a porsi al servizio dell'intesa e della collaborazione tra le religioni, favorendo e praticando il dialogo interreligioso. Grazie Hans Küng.
 
Leggi anche: Hans Küng: un grande teologo del nostro tempo