Per ricordare don Tonino Bello a 28 anni dalla sua Pasqua, non trovo altro modo che denunciare le condizioni di sfruttamento cui sono sottoposte alcune persone straniere nella nostra "civilissima" Italia.

Avendolo conosciuto e frequentato, so bene che lui per primo si sarebbe dispiaciuto dei riflettori puntati su di lui dopo aver speso una vita per la pace e per i poveri. E sì, perchè oggi abbiamo conferma che, non nel cosiddetto terzomondo, ma a casa nostra vi sono bengalesi, pachistani e indiani rinchiusi per ore nelle serre dell'agro di Sabaudia, San Felice al Circeo e Terracina a lavorare a 6 euro l'ora, a firmare una busta paga che non corrisponde, a pagare la tangente al caporale per il trasporto nel pulmino da casa al luogo del lavoro, a subire "continue minacce di punizioni corporali o sanzioni economiche se non avessero raggiunti i presunti obiettivi di produzione". E, come se non bastasse, in alcune serre venivano - pardòn, vengono - utilizzati fitofarmaci, veleni fatali per chi li respira dal vivo senza protezione e pericolosi per chi consumerà quei prodotti. Tutto questo è emerso da un'operazione delle forze dell'ordine che hanno arrestato sette persone e sequestrato almeno un po' dei beni acquisiti grazie al sudore sofferto di queste persone. Fratelli tutti. Con questa gente sfruttata, calpestata e scartata, quel vescovo del sud si è identificato al punto che per ricordare lui, oggi non possiamo che dare voce a loro.