È vero che ormai non c'è giorno che non serbi in sé almeno una Giornata. A volte ce ne sono due o tre.

Ogni giorno ci si sveglia chiedendosi se l'ONU o un'altra organizzazione internazionale, una chiesa o il Parlamento nazionale non abbiano riservato quel giorno a un'attenzione, una campagna perenne, una memoria. Tutte cause assolutamente giuste e opportune e tutte che servono ad attirare l'attenzione su una questione che, altrimenti, rischierebbe la perifericità dell'informazione e dell'azione, delle scelte politiche e della rilevanza sociale. Ma quella di oggi è la Giornata di tutti i giorni o, se preferite, la Giornata di tutte le Giornate. Quella che fa da sfondo necessario e da sostegno indispensabile ad ogni memoria, attenzione e campagna. Perché è in gioco il luogo su cui lasciamo la nostra orma, quella da cui prendiamo respiro, quella che ci disseta e che ci sfama, nutre sguardi e anima. Paradossalmente la Giornata della Terra è la Giornata del cielo. Ma anche quella dei nostri mari e dei fiumi e delle foglie e dei fiori e delle zolle da cui traiamo sostentamento. Non nascondo che da Assisi questa giornata assume i contorni di una poesia profumata e minacciata al tempo stesso. Francesco l'aveva elevato a preghiera di lode e di respiro.