Gv 15,26-27; 16,12-15

²⁶Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; ²⁷e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.

Cap. 16 ¹²Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. ¹³Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. ¹⁴Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. ¹⁵Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

Mosaico della Domenica

"Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue". Ci saremmo forse aspettati altri frutti dello Spirito Santo. Non che quello del parlare le lingue non fosse importante, ma forse non avremmo chiesto questo. Invece il primo dono dello Spirito è conferire a questa comunità la capacità di comunicare, di parlare rivolgendosi ad altri al di fuori della comunità stessa. Testimoniare a partire dalla parola. Forse questo ci dovrebbe far comprendere l'importanza di essere presenti oggi nei media, anche nei social con l'intelligenza dello Spirito. Ed è importante che il testo di Atti dica che "tutti" sono colmati dello Spirito, nessuno escluso. Si tratta di un dono non riservato ad alcuni e precluso ad altri. È per tutti. Questo Spirito non solo permette di comunicare, compie un altro prodigio: fa in modo che tutti si facciano capire. Infatti questi non pretendono che gli altri parlino la nostra lingua ma chiede agli apostoli e ai discepoli di ogni tempo e di ogni luogo di parlare la lingua degli altri. Immaginiamo oggi di andare verso una persona semplice, con un livello di istruzione non alto e di proporgli di partecipare alla nostra liturgia. Già sarebbe disorientato perché nel suo vocabolario quella parola non esiste! Si perderebbe. Poi la liturgia stessa usa un linguaggio che non capirebbe. E non si tratta soltanto del linguaggio liturgico. Qui è in gioco tutto il nostro modo di comunicare mettendosi al servizio della lingua e del linguaggio degli altri. Un'altra conseguenza di questo dono è che è un "dono di parola" che rompe i silenzi. Don Tonino Bello diceva che delle nostre parole dobbiamo rendere conto agli uomini ma dei nostri silenzi dovremo dar conto a Dio. Per questo diventa importante non lasciarci paralizzare da una paura che ci riduce al silenzio, da un tacere che talvolta è dettato dalla prudenza, dalla diplomazia oppure da una sorta di autocensura che è preoccupata di non disturbare il manovratore di turno o di non recargli dispiacere con la verità. Rompere il silenzio è darsi alla Parola e alle parole. E per questo diventa importante oggi mettersi al servizio dello Spirito facendoci voce dei senza voce. Il mondo è pieno di ultimi, poveri, scartati, emarginati, oppressi, esclusi che non riescono a far giungere la propria sofferenza, la voce del proprio dolore: il loro grido è soffocato. Penso agli indigeni dell'Ecuador, ai bambini della Palestina, alla gente del Myanmar e a tanti tanti altri. Facciamoci voce, rendiamoci parola, obbediamo allo Spirito, rendiamoci docili all'azione dello Spirito. Si vede da questo se siamo figli e frutto generati dallo Spirito Santo oppure vi opponiamo resistenza. Buona Pentecoste a tutte e tutti.