Saman aveva la vita negli occhi e la forza nei passi. Come ogni cuore innamorato, Saman non aveva paura di guardare avanti a sé e di puntare l'orizzonte.

Si sentiva forte, Saman, perché sapeva che quello che le proponevano non era giusto ed era piuttosto una piegatura innaturale della vita, un inganno. Quando avvertiva la sua debolezza non era per il confronto con gli uomini di casa tutti più robusti e forti di lei, ma piuttosto quando avvertiva di sentirsi sola. Fa bene chi, in questi giorni postumi, si chiede: dove eravamo? Distratti, indifferenti, rintanati dentro le nostre nuvole, giustificati da pretesti illusori, noi eravamo sicuramente altrove, perché altrimenti non sarebbe successo che Saman venisse uccisa per essersi ribellata a un matrimonio forzato. E, arretratezza culturale o meno, quelle pagine oscure di morte sono state scritte anche da queste parti. La religione non c'entra nulla. C'entra piuttosto un insano diritto di proprietà che si pensa di acquisire alla nascita dei figli, soprattutto delle figlie, come al momento del contratto matrimoniale, sulla propria moglie. Fino a quando non inoculeremo il vaccino della libertà nel testa e nel cuore di tutti, queste tragedie continueranno a macchiare di sangue le pagine dei nostri quotidiani mentre noi eravamo distratti, indifferenti, ovvero collusi… Per questo da oggi (e non da domani) dobbiamo scegliere di lavorare nei laboratori di ricerca di quel vaccino ed essere pronti a diffonderlo.