Mc 4,26-34

²⁶Diceva: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; ²⁷dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. 

²⁸Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; ²⁹e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». ³⁰Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? ³¹È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ³²ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell'orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». ³³Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. ³⁴Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Mosaico della Domenica

In questa domenica non posso fare a meno di pensare al seme costituito dal corpo e dalla vita stessa di una ragazza pakistana che, con ogni probabilità, è stata sepolta nella terra diventando seme. Anzi, la scommessa è che anche quella sconfitta, quell'annientamento totale della vita, quei sogni d'amore infranti dalla morte, non sono morti del tutto. E se allora da quella morte, le istituzioni, le autorità internazionali, la società civile, noi stessi, ciascuno di noi, prendesse il proposito di dire: "Mai più matrimoni forzati in giro per il mondo. Io voglio battermi e lottare perché questo non si ripeta mai più", allora quel sacrificio non è stato invano. Mai più, mai più. Non era affatto necessario l'annientamento della vita, la distruzione di quel percorso di esistenza e di quel sogno… ma voglio pensare a Saman come a un seme destinato a dare frutto. Non chiedetemi il come e il quando. So soltanto che questa è la speranza che coltivo e questa è la speranza che può diventare realtà se la coltiviamo insieme. In questo senso il seme di cui parla Gesù nel Vangelo non è una parola dei discepoli disseminata per fare proseliti. È piuttosto umanità che scommette di poter fiorire in umanità. Vita che genera vita anche quando sembra morta, anche quando realmente è morta. È un controsenso ma è esattamente in questo paradosso che si gioca la nostra fede. La fede infatti è sempre credere in qualcosa che non appare, non si vede, o è minuscola come un grano di senape.