Nella lunga e bella intervista a Paolo Ricca, pastore valdese, apparsa Domenica scorsa su Repubblica, c'è una risposta che vado ruminando e che mi scava dentro.

L'intervistatore chiede: "Che cosa esattamente dovremmo apprendere?". E Ricca risponde: "A vedere ciò che non si vede. Non è un gioco di prestigio o di parole quello che le dico. Ma un modo di stare al mondo. Si parla tanto di verità. Ma qualcuno l'ha mai vista? Io no. Come non ho mai visto la Libertà, l'Amore. La Resurrezione, appunto. Ma ne vedo i segni e i frutti". "È un modo di stare al mondo", afferma, e io non smetto di chiedermi "Come ho scelto di stare al mondo?". Forse basterebbe che ciascuno rispondesse a questa semplice domanda in cui cerca di capire quale posto ha assegnato, nella sua particolarissima classifica, alle cose invisibili. E forse non c'entra nemmeno la religione e il credere in Dio. Anzi, anche Gesù Cristo forse è venuto ad aprire gli occhi delle donne e degli uomini a tutto ciò che è invisibile. Che poi - a pensarci bene - è tutto ciò che conta veramente. Più del tuo conto in banca e della tua carriera, del tuo narcisismo e dei tuoi nemici, veri o presunti che siano. E svegliandoci ogni mattina dovremmo chiederci con grande lealtà quanto tempo della nostra vita spendiamo a interpellare il nostro specchio: "Dimmi specchio delle mie brame…".