In ginocchio per dire il rispetto per le vittime e la solidarietà con chi è stato ucciso da chi, in quella posizione, premeva togliendo il respiro.

In ginocchio davanti a Colui che, unico, merita che l'altro si inginocchi. Talvolta c'è una crisi o una condizione, una prostrazione prolungata, una sconfitta, una malattia che non consente di rialzarci e che "ci mette in ginocchio". Tutto questo ed altro ancora vuol dire quel gesto, inizialmente isolato e punito, deriso, stigmatizzato, che oggi invade il mondo e chiede di essere bandiera nella lotta contro il razzismo in tutte le sue manifestazioni. Però è vero che non può che essere scelta personale, meditata e consapevole, e che non avrebbe senso diventasse un ordine di scuderia. Pur condividendo radicalmente quel segno e il suo significato, non riesco a provare sdegno, e tantomeno a detestare chi, quel segno ha deciso di non farlo nel corso del Campionato europeo di calcio che ha visibilità internazionale. Ci sarà anche per lui il momento o il percorso per cui sentirà dentro di sé l'amarezza indicibile e il bruciore delle lacrime, dell'amico fraterno, del collega stimato, del familiare offeso, dileggiato ed emarginato, perché nero, omosessuale, di una fede minoritaria, povero o di un gruppo di "appestati". E allora sarà il dolore condiviso a metterci in ginocchio.