Dire No è normalmente più semplice che dire Si. Il sì è sempre più impegnativo e ti vincola a una sorta di promessa.

Il no è uno scrollare di spalle senza nemmeno pagare pegno di troppe spiegazioni: "È no e basta!". Per questo i negativismi che attraversano i nostri giorni, pur meritando il rispetto che si deve a chi la pensa diversamente, rappresentano spesso la scorciatoia semplificante di fronte alla proprie responsabilità. No vax, no green-pass, no regolamentazione di discoteche, è più semplice che articolare un discorso che argomenti il senso di provvedimenti, misure, obblighi e, talvolta, restrizioni. Al punto che seppure i negativisti della pandemia e delle cure costituissero contabilmente la maggioranza schiacciante della popolazione, la cosa non mi meraviglierebbe per le ovvie ragioni che sinteticamente ho detto, ma nemmeno mi convincerebbe ad abbandonare le convinzioni che mi fanno dire si. Peraltro ho ragione di ritenere che siano più credibili quelle forze politiche che si schierano per il sì, rispetto a chi sostiene i no perché è molto più probabile raccogliere popolarità, appoggio e consensi con un semplice no che con qualche sì. E pensare che molti di quelli che oggi sostengono il no, nel passato hanno contestato e deriso il movimento ecologista tacciandolo come "il partito del no".