Sono ormai consunte le parole di soddisfazione e compiacimento per l'elezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica e sono pronto a sottoscriverle. Ma visto che quelle a favore sono state già tutte pronunciate, lasciate che, almeno in nota, ne scriva una un po' critica e preoccupata.

Riguarda l'età dell'eletto e della maggior parte dei candidati. A merito di alcuni pluriottantenni va ascritta senz'altro la capacità di riuscire a interpretare trasversalmente un tempo segnato da preoccupazioni, crisi e vuoto politico. Ma mi chiedo cosa sia avvenuto con le generazioni che oggi hanno l'età costituzionale per poter correre per la medesima carica. È possibile che, come avviene per i vini, vi sia stata una successione di annate di "brocchi", mediocri, una massa di incapaci, di arrivisti senza ideali, di gente distratta dal cambiamento e miope di fronte all'arte della politica? Insinuo il dubbio che forse possa esservi qualche responsabilità anche nei protagonisti delle generazioni precedenti che oggi mostrano saggezza, talento, personalità. Che abbiano faticato a mettersi sulla lunghezza d'onda dei più giovani per trasmettere loro passione e competenza. Questo ha contribuito a generare la crisi del cambio della classe dirigente. E non solo nella politica. E se poi il dubbio si facesse più acuto, qualcuno potrebbe dire che, in un insanabile delirio d'immortalità, c'è stato forse il dolo di non aver fatto spazio ai giovani. Però, viva Mattarella. E il verbo non è scelto a caso.