La dignità è come la luce: ti permette di vedere, incontrare, riconoscere, lavorare, amare... anche se non ti accorgi di quella presenza, tanto diffusa, quanto anonima.

Per i cristiani, la dignità è la ceralacca con cui Dio ha sigillato il suo patto con gli esseri umani, l'indizio segreto di una somiglianza familiare che ci rende tutte e tutti D.O.C.G.(a Denominazione di Origine Controllata e Garantita). Ma per tutte e tutti, la dignità è il valore scolpito a fuoco in ogni persona per il semplice fatto d'essere persona. Al di sopra delle appartenenze, delle scelte e dei comportamenti che possono appannarla fino a oscurarla ma mai, mai, cancellarla. È la dignità che ci fa uguali, anzi sorelle e fratelli. Come chiede Gesù Cristo, come insegna quella Rivoluzione che ha spalancato le porte alla democrazia. I padri dell'Assemblea Costituente l'avevano compreso e, per questo, l'hanno adottata come filigrana dell'intera Carta. Per questa ragione si respira lo stesso vento quando è tutta l'Aula ad applaudire a quel richiamo. La dignità con cui la Costituzione riconosce le persone, la sdogana persino dai soli confini della nazione per riconoscere la medesima dignità su scala universale. Anche agli stranieri, anche a quelli di cui non comprendiamo la lingua o che non hanno la nostra stessa storia e hanno costruito un'altra civiltà. Tutte e tutti hanno la stessa dignità. Sentirla risuonare ieri, per diciotto volte nell'Aula più alta, ha dato respiro alla nostra identità umana e alle nostre speranze.