Che si porti rispetto per le donne, le donne di Ucraina, che versano lacrime amare, davanti ai grembi dischiusi alla morte. Che si onori il coraggio delle donne che silenziose nelle piazze russe innalzano cartelli come ceri davanti all'altare della ragione e della pietà.

L'incedere delle donne piegate e sofferenti  non offende la fierezza dei loro sguardi. Queste donne non hanno parole parlate e non sono l'eco di versi già detti. Piuttosto è il dolore a farsi appello, a scuotere il nostro torpore, a farsi preghiera per svegliare il sonno di Dio. Ma come fanno le donne ad avere il terrore delle bombe sotto la pelle e a sorridere in quell'istante ai loro bimbi dagli occhi impauriti? È il miracolo di un'essenza che sa dirsi solo al femminile. Per questo le donne costrette a partire coi figli incollati alle braccia o alle gambe, non lottano di meno dei compagni che restano imbracciando il fucile. È un opporsi silenzioso e profondo alla rotta sbagliata della storia, continuando ad accogliere come terra senz'acqua i semi di una vita nuova o a nasconderli per una nuova stagione. Pronte a pagare come sempre il prezzo più alto di fronte alla violenza ma anche a dire le parole più vere per generare il mondo. Quando la pace verrà, ci accorgeremo che l'avrà partorita una donna.