È il titolo "a tutta pagina della prima pagina" di Avvenire di questa mattina. E segna così un passaggio storico, nuovo, inedito. Restituisce dignità a un movimento, a un pensiero, a una teoria e una prassi, irrisi e sbeffeggiati, ignorati e sottovalutati.

Poi il giornale non fornisce notizie particolarmente eclatanti circa gesti eroici di persone che hanno scelto quel metodo e che in questi giorni hanno fatto chissà che cosa. Dà conto piuttosto di un movimento, ampio e diffuso, che è impegnato ogni giorno a costruire la pace con gesti, scelte e azioni nonviolente. Negli hub alla frontiera dei territori di guerra, tra le rovine ad assistere i superstiti dei bombardamenti, negli ospedali a curare i feriti, nell'accoglienza organizzata per i profughi, nell'informazione puntuale che consuma le suole delle scarpe e dona gli occhi agli abitanti del mondo, a chi è impegnato nella raccolta, nel trasporto e nella distribuzione degli aiuti, ai movimenti, ai gruppi, alle associazioni, che manifestano per la pace da Perugia ad Assisi e a Leopoli. Ci sono organizzazioni europee che proprio in queste ore stanno organizzando un nuovo soggetto internazionale pronto a interporsi nonviolentemente tra aggressori e aggrediti a ogni rombo di guerra. C'è una rete di associazioni, ampia, diffusa e variegata, che sta inventandosi un modo per superare la censura russa e parlare direttamente a quel popolo e spingerlo alla pace. Grazie, Avvenire, sì, è il metodo della nonviolenza.