Ahmadreza Djalali ha abitato e insegnato anche in Italia, a Novara. Esperto di medicina dei disastri e assistenza umanitaria. Iraniano accusato di "spionaggio verso nazioni ostili" ora rischia la pena di morte in Iran. Come ci sollecita Amnesty International non deve essere lasciato solo.

Anche se le autorità iraniane il 9 maggio scorso hanno decretato che la sentenza verrà eseguita entro il 21 maggio, abbiamo speranza che una coscienza diffusa e una pressione internazionale su questa ingiusta condanna, potrà salvargli la vita. È già successo. Con lui e con altri. La mobilitazione non è semplicemente e genericamente contro la pena di morte ma, ancor di più, a favore di un cinquantenne che si è rifiutato di firmare una falsa confessione di collaborazione con i servizi segreti israeliani. Secondo la ricostruzione dei fatti, la sua vera colpa è piuttosto di non aver collaborato con l'intelligence iraniana mentre risiedeva in Europa rivendicando il suo ruolo di ricercatore. Salvarlo dalla morte, garantirgli una detenzione rispettosa della persona umana, consentirgli di accedere alle cure di cui ha estremo bisogno e riprendere i contatti periodici con la sua famiglia, è semplicemente un fatto umano.