Con coraggio e determinazione, Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso trent'anni fa a Palermo, denuncia l'omertà di istituzioni e brandelli dello Stato.

In questi anni c'è chi ha nascosto la verità, chi ha taciuto, chi ancora oggi continua a ripararsi dietro la coltre dei "non ricordo" e chi ha sviato indagini e ricerca della verità. È sicuramente il dato più vergognoso di tutta la vicenda che segue alle stragi di Capaci e via D'Amelio. Un fatto che non onora i corpi trucidati di persone che hanno pagato il prezzo più alto. Un fatto che fa somigliare lo Stato alle mafie o, peggio, porta a galla collusioni, scambi di favori, convergenze di interesse. E così, dopo trent'anni di questo slalom gigante inverecondo e tragico, ci troviamo ancora a contemplare tozzi di verità che emergono dalle nebbie dei palazzi. Come se si continuasse a infierire su quei corpi, sulla dedizione di quelle persone al proprio lavoro. Però il cortocircuito delle cose autentiche ha fatto in modo che proprio da quelle stragi si sprigionasse l'impegno indignato e diffuso di migliaia di giovani che continuano a ispirarsi alle idee e all'impegno di Falcone e Borsellino e di Francesca, Antonio, Vito, Rocco, Agostino, Emanuela, Vincenzo, Walter e Claudio. Senza finzioni, senza retorica e vincendo la pietra sepolcrale dell'omertà.