"Attraverso il mercato nero qui in Colombia era facile per noi guerriglieri delle Farc procurarci pistole Beretta prodotte in Italia, ricordo alcuni modelli come la 9 millimetri, la famosa 7,65 Beretta.
Era anche facile procurarsi armi Sig Sauer, che non hanno la sicura e possono essere usate rapidamente". A parlare è l'ex capo delle Farc, la principale formazione armata colombiana, Rodrigo Londoño Echeverri, per tutti Timochenko. La settimana scorsa la Pontificia Università Javeriana di Bogotá, condotta dai Gesuiti ha organizzato una Settimana della pace per accompagnare il faticoso processo iniziato con gli accordi di pace. "In questo importantissimo evento – ha proseguito Timochenko –, diciamo che le armi devono essere portate fuori dalla Colombia, le armi non si possono commerciare, sono uno strumento di morte, è assurdo che sia stato così facile procurarsi molte armi, i venditori venivano da noi nella foresta, le armi provenivano da molte parti del mondo, ma non sapevamo dove i trafficanti di armi le prendessero. In questa Settimana per la pace, sosteniamo l'appello di Papa Francesco al disarmo". Ogni altro commento apparirebbe superfluo. Non è che la conferma che quando c'è un conflitto armato non si sa mai bene chi ha ragione e chi vincerà. L'unica certezza è che vincono i produttori e i commercianti di morte dell'industria delle armi.