I pastori delle chiese locali d'Italia questa sera si mettono in preghiera e in cammino.

Indicano gli ingredienti genuini di una pace che è dono da accogliere e strada da percorrere. Frutto di fatica, cantiere, costruzione e insieme accettazione di un'offerta del cielo da abbracciare col cuore e con la vita. La pace non sta mai al termine di una guerra che impasta l'oggi nel sangue e compromette il domani delle generazioni future, ma piuttosto nell'apertura di strade di incontro e di riconoscimento dell'altro. La pace non è quella dei cimiteri ma quella dei costruttori. Non deve richiamare il riposo eterno ma il cammino. Deve metterci in gioco, la pace, per poter essere meta e non conquista, magari a fil di spada. Che i vescovi, nella città di Chiara e Francesco, facciano voto di incastonare come una perla preziosa l'annuncio della pace al centro della propria azione pastorale, dell'annunzio, del cammino. Non un orpello d'occasione o un'appendice, ma il centro che dia luce e senso a ogni altra scelta. E se scegliessero la nonviolenza? Sarebbe il sogno di Dio che comincia ad albeggiare in un nuovo mattino. 

 


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