Sulla vicenda dolorosissima di Giulia Cecchetin penso che se non è stato detto tutto, sicuramente è stato scritto e detto tanto.

Mi sono ricordato di un passaggio dell'omelia di don Tonino Bello in occasione delle esequie del sindaco di Molfetta Gianni Carnicella, ucciso da un signore al quale non era stato concesso l'uso dello stadio comunale per un ospitare un concerto. Io credo che quelle riflessioni - taglienti come una provocazione - valgano pari pari anche per il nostro confronto con Filippo Turretta. Dobbiamo fare i conti con questo! Don Tonino dirà: "(…) chi ha sparato non è un mostro. Oh, come vorremmo che fosse un mostro, per poter scaricare unicamente sul parossismo della sua barbarie le responsabilità di questo assassinio! Ma chi ha sparato non è un mostro, e neppure un pazzo e forse neppure un criminale nel senso classico del termine. 'Non è un mostro. È un nostro!' Un nostro concittadino, che, come ultima miccia, ha dato fuoco alle polveri di cui, almeno un granello, ce lo portiamo tutti nell'anima".


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