Anche se con un po' di ritardo mi rendo conto che ciò che proprio non sopporto è la retorica mielosa sulla "donna".

Sì, proprio la sua declinazione al singolare. "I diritti della donna", "il valore della donna", "il contributo della donna", "il rispetto della donna", per finire con la "festa (per i più avveduti, la Giornata) della donna". Al singolare appare come uno spirito che vaga senza corpo e senza nome. E si corre il rischio che si rispetti assolutamente la donna e che con le donne invece ci si comporti in tutt'altro modo. "Le donne" le incontri col carrello nel supermercato, alla fermata dell'autobus, sedute di fronte a te in treno, al lavoro e all'uscita dei bambini dalla scuola. Talvolta ti rendi persino conto che hai sposato una donna e ce l'hai in casa! Insomma la donna sì, ma se è un'extracomunitaria velata o fa la badante di tua madre "non è mica la donna che ha maturato una coscienza femminile elevata! Per lei è normale essere pagata meno, a nero e subire maltrattamenti e molestie perché la loro cultura è diversa dalla nostra". Insomma la parità della donna va bene ma quella delle donne, no! E allora l'invito è a fare un fioretto dell'8 marzo. A cominciare da domani proviamo tutti a sforzarci di pensare plurale. Dà respiro alla mente e anche alla concretezza delle idee e dei valori.


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