Dicono che sia un luogo di odio e per questo domenica scorsa la polizia israeliana, che forse non aveva nemmeno il mandato di un magistrato, è entrata nella Educational Bookshop,

la libreria palestinese più famosa della zona est di Gerusalemme, e ha cominciato a rovistare tra gli scaffali, a rovesciare per terra i libri e a riempire grandi sacchi di plastica con quelli sospetti come "Shalom Inshallah" e "From the river to the sea" che sembra ricalcare lo slogan di Hamas che è anche quello usato da Netanyahu. Si tratta di un libro per bambini tutto da colorare! In realtà la libreria è uno dei luoghi di incontro e dialogo tra intellettuali, giornalisti, diplomatici. La libreria organizza eventi e iniziative in sintonia con le linee ispiratrici della famiglia Muna: "l'istruzione come forza di cambiamento, le reti sociali come spazio per la conoscenza". Ancora una volta si rivela la librofobia del potere che trema di fronte alla cultura. I libri fanno più paura dei missili soprattutto quando diventano ponti. Per questo oltre mille frequentatori della libreria hanno firmato una richiesta di liberazione dei proprietari che sono stati arrestati "cautelativamente". David Grossman e Fania Oz sono tra le firme più riconosciute ma idealmente ci sono le firme di tutto il mondo che sa bene che le minacce alla pace non nascono affatto in libreria.


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