No! Il suo non è il divertimento di chi prova gusto a vederci dondolare sull'altalena dei dolori. Egli è triste quando noi siamo tristi. Piange quando piangiamo.

Non solo accanto al letto delle malattie fisiche che distruggono inesorabilmente il nostro corpo, ma anche al capezzale dei nostri dolori morali: la fuga di una figlia, che è partita in campeggio con compagni sconosciuti, e non è tornata più. L'abbandono della casa nuziale di lui che si è innamorato della sua collega d'ufficio. Il pianto di quei genitori che se ne vanno insieme al loro crepuscolo mentre osservano nei figli il rifiuto di tutti i valori portanti che innervano l'esistenza. L'ombra di un fallimento economico. Il capestro strozzino degli usurai... che stanno alle porte. Quante croci, di fronte alle quali il volto del Padre si oscura, come se fossero ostacoli ineluttabili anche per lui! Ma ecco che Egli si muove a compassione di chi lo invoca, e corre a deporlo dalla croce, o a sostenerlo con tutto il suo carico. Grazie, Trinità Santissima, per questo messaggio di luce, di speranza e di coraggio che ci trasmetti dalle croste di quelle pareti. Io non so se tornerò più a Firenze, a contemplarti in questo mistero del Tuo «con-soffrire» con gli uomini. Una cosa è certa: che continuerò a lottare, perché so che alle spalle ci sei Tu e che, quando per me incomberanno le ombre della notte, forse grazie anche all'affresco del Masaccio, mi addormenterò tranquillo tra le Tue braccia.


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