Nelle pagine de La Stampa Eleonora Camilli ha raccolto la testimonianza di Hajar Drissi, 27 anni, arrivata in Italia dal Marocco con la sua famiglia quando era una bambina.

A scuola si applica e raggiunge ottimi risultati fino alla laurea ma poi non riesce a realizzarsi lavorativamente anche perché non ha la cittadinanza italiana. Per questa ragione, non senza difficoltà, si trasferisce a Bruxelles. Di qui la sua testimonianza: “A Bruxelles ho trovato lavoro in meno di un mese, guadagno quasi tremila euro al mese per un impegno quattro giorni a settimana. Incomparabile con quanto accade nel nostro Paese. L'Italia su di noi fa un investimento a perdere: ci permette una formazione nella scuola pubblica, che è ottima ma poi non ci dà le stesse opportunità dei nostri coetanei italiani – aggiunge –. Ci rende invisibili, senza cittadinanza non possiamo neanche partecipare a un bando pubblico e partecipare alla vita del Paese – conclude –. Dopo l'ultimo referendum sulla cittadinanza e le polemiche che sento in questi giorni sullo ius scholae mi sto convincendo che questo Paese non ci merita. La società invecchia, noi scoraggiati andiamo via. E a perdere siamo tutti. Da lontano, però, supporto la partecipazione di giovani e persone razzializzate nella politica italiana. Credo che un briciolo di speranza ci sia ancora, e siamo noi giovani”. 


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