Sul mercato della morte la vita di Quftu Abu Wahelow vale 100.000 dinari libici. Per tanto è stata venduta dai mercanti sudanesi di esseri umani ai libici di Kufra che l’anno stuprata e torturata per divertimento per un anno intero.
È morta che aveva 19 anni mentre sognava e cercava una condizione migliore di vita. Ascoltare da Mattia Ferrari la sua storia raccontata in un articolo per La Stampa, ci persuade ancora di più che solo strappando la miseria e l’ingiustizia all’anonimato, le nostre coscienze possono essere scosse fino a svegliarsi alla compassione e all’indignazione. Se tutte le vittime di Gaza si rivelassero ciascuna con la propria rete di affetti, di sogni, di vita… se solo a turno pronunciassero il proprio nome… scopriremmo ad esempio che ce ne sono alcune che non avevano ancora imparato a pronunciarlo il proprio nome, tanto erano piccoli! E di guerra in guerra, di sconfitta dell’umanità in sconfitta, di tragedia in tragedia ben oltre la danza macabra delle statistiche e delle cifre dei morti. I nomi, i nomi ci risvegliano all’umanità. Fuori i nomi! Ogni nome è un volto. E ogni volto è sacro.