Il linguaggio sprezzante usato da Trump nell’aula più solenne del mondo è uno sfregio al diritto internazionale e al rispetto delle scelte altrui ma anche all’umanità.

Non si è trattato soltanto di piegare la verità alle proprie visioni e ai propri interessi, cose alle quali siamo purtroppo tristemente abituati. È stato un delirio che non riconosce la sacralità della vita umana o la sua dignità. Gettare fango sulla conversione ecologica che è vitale per il genere umano e per le generazioni future, invitare alle deportazioni di persone immigrate, attaccare spudoratamente il diritto internazionale che resta l’unico tentativo onesto partorito dalla politica per cercare la pace… somiglia più a un delirio che ricorda l’imperatore romano Caligola che un discorso da capo di stato. Ma a preoccupare, più che le sue parole, sono gli applausi che lo hanno accompagnato. Sono attori politici del mondo che – come dice Joffrey Sachs – baciano compiacenti l’anello di Washington. Più che le sue parole preoccupa la corsa all’emulazione che è causa dell’aumento di morte e sofferenze nel mondo da Gaza al Nord Kivu. A proposito, quello tra Repubblica Democratica del Congo e Ruanda sarebbe uno dei sette conflitti che Trump si è vantato d’aver risolto. Abbia il coraggio di fare una visita senza scorta nelle regioni in cui ha portato la pace e poi torni al Palazzo di vetro a relazionare facendo parlare la coscienza e non l’arroganza.


Mosaico di pace, rivista promossa da Pax Christi Italia e fondata da don Tonino Bello, si mantiene in vita solo grazie agli abbonamenti e alle donazioni.
Se non sei abbonato, ti invitiamo a valutare una delle nostre proposte:
https://www.mosaicodipace.it/index.php/abbonamenti
e, in ogni caso, ogni piccola donazione è un respiro in più per il nostro lavoro:
https://www.mosaicodipace.it/index.php/altri-acquisti-e-donazioni