La lista degli stupri che insudicia più della merda il bagno dei maschi del liceo Giulio Cesare di Roma accende una luce.
I muri dei bagni quando non cedono alla banalità del tifo o dell’ingiuria, solitamente rivelano una fantasia e una creatività degna dei comici del migliore cabaret. Qui invece si scade al livello della peggiore delle minacce di stile bullopatriarcale. E allora cerco di frugare oltre la semplice superficie della notizia che spinge alla condanna e all’indignazione e leggo quella scritta come un grido o semplicemente come il sudicio addensato sulla superficie di una fogna. È a quel punto che condanna e rabbia cedono il posto alla lettura di una realtà in cui tutto quel che siamo riusciti a dire finora del patriarcato, ha radici molto più profonde di quanto si creda. Per questo fa benissimo Gino Cecchettin a trasformare il suo immane dolore in un’azione mirata che lo porta pressocché quotidianamente nelle scuole a far toccare con mano tutto ciò che di distorto contro le donne abita noi maschi. E lo fa mentre gli eletti, nel palazzo, stanno ancora a chiedersi se e come e perché intervenire nelle scuole per picconare le radici delle affettività contorte e dei riti di possessione sulla pelle delle proprie compagne di classe. All’autore della scritta direi semplicemente: ascolta il papà di Giulia e poi vediamo se non ti si paralizza la mano prima di vergare ancora il muro con quell’idiozia che credi goliardica e invece vomita solo un po’ del tuo mondo affettivo malato. Ho speranza che guarisci.