Anche quella di Gaza rischia di diventare l’ennesima “guerra dimenticata”. Tra i pochi a darcene conto, Avvenire dedica oggi una pagina all’intervista a Giorgio Monti, coordinatore medico di Emergency a Gaza. Scopriamo così che l’ultimo neonato ucciso dal freddo a Gaza aveva solo due settimane.
Si chiamava Mohammed Khalil Abu al-Khair. “È morto all’inizio di questa settimana – riferisce Monti – ed è il terzo nell’arco di poco tempo. Gli altri erano un bimbo di pochi giorni e una bambina di otto mesi”. Stando al racconto ufficiale della comunità internazionale, il piccolo Mohammed è “morto di pace” perché la sua morte è avvenuta dopo la firma del piano di pace imposto da Trump e negoziato solo con una parte degli attori coinvolti nel conflitto. Per non parlare di circa 14 persone che finora sono rimaste schiacciate da edifici pericolanti perché bombardati e che le piogge di questi giorni hanno fatto crollare all’improvviso. E per non dire delle tende portate via dal vento con tutto quel che contenevano e delle malattie come epatite, gastroenterite e addirittura leptospirosi, una patologia che si prende per contaminazione con le feci degli animali a causa delle acque putride trasportate dalla pioggia.E la chiamano pace, quella che non aveva nemmeno previsto come dare rifugio sicuro ai milioni di abitanti rimasti senza casa e senza niente. Davanti al presepe non ci resterà che porgere al Dio bambino le nostre lacrime e il loro dolore.