Non dobbiamo avere pudore di confidare che siamo rimasti tutti un po’ tramortiti, increduli e quanto meno colti di sorpresa. Di una sorpresa che preoccupa o terrorizza.
I notiziari del mattino del terzo giorno del nuovo anno ci hanno detto di una nazione violata con bombe, morti e rapiti. La preoccupazione è diventata presto angoscia perché ad operare lo stupro era un’altra nazione ma più potente che saluta il mondo con la statua della Libertà. Non c’è stato affatto silenzio. Al contrario. In tanti hanno detto e hanno parlato. Opinioni, analisi, commenti autorevoli. Ma la ferita resta. Insieme alla minaccia di fare così d’ora in poi dove ci serve di farlo. Come altri lo hanno fatto in Ucraina e altri ancora a Gaza e poi in Libano, Iran, Yemen, Qatar e come gli stessi di oggi hanno già fatto. Siamo storditi. Eppure bisogna porre un rimedio. E non solo perché la ferita sanguina ma perché le repliche e le emulazioni potranno essere persino più sanguinose. Hanno ucciso il diritto e ora ci tocca inventare regole nuove. Bisogna che i governi più illuminati alzino la voce. E anche noi, anche la gente degli Stati Uniti. Non si può accettare o subire che sia il più forte a imporre con la violenza il proprio volere. Peraltro non sempre il più forte ha la ragione dalla sua e troppo spesso quel volere corrisponde ai propri interessi. Bisogna fare qualcosa. Fermare la deriva. Dire no agli stupri tollerati e impuniti e – talvolta – anche applauditi e legittimati.