Per anni abbiamo immaginato, sognato e proposto una riforma in senso democratico delle Nazioni unite. Il riferimento è soprattutto al Consiglio di sicurezza. Ora arriva Trump che dell’Onu ha una considerazione pari a nulla e propone un “board of peace”. Ma c’è da chiedersi quale ‘board’? E quale ‘peace’?

Il board è formato da nazioni più o meno compiacenti che lui invita e la pace è quella che lui stesso impone come, quando e dove vuole. Infatti nello statuto, Trump in quanto Trump e nemmeno in quanto presidente Usa, ne diventa l’amministratore delegato (ma da chi?) e, quando lo deciderà, nominerà un suo successore. Non nasce in funzione Gaza ma è piuttosto “un organismo a vocazione globale” come lo definisce l’ambasciatore Pasquale Ferrara nell’editoriale di Avvenire. Infatti sempre nello statuto si legge che si tratta di “un’organizzazione internazionale che mira a promuovere la stabilità e a garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti”. Pertanto si tratta di sostituire il Consiglio di sicurezza nato dall’accordo tra i governi che parteciparono alla redazione della Carta nel 1944, con un consesso di sudditi proni al volere dell’imperatore. Il funzionamento del board, infatti, assomiglia molto più a quello di un’azienda che a un organismo democratico. Se posso continuare a sognare, mi auguro che proprio questa proposta possa generare la volontà di una riforma in senso democratico delle Nazioni unite per evitare il rischio di derive imperialiste come quello del Board of peace.


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