Mentre le quotazioni dell’oro continuano a crescere in borsa, uno scarno comunicato della stessa azienda coinvolta, riferisce che a Umm Fakroun, nello stato del Kordofan meridionale in Sudan, 13 minatori sono rimasti uccisi e altri sei feriti per il crollo di una parte della miniera in cui stavano lavorando all’estrazione di oro.
In Sudan, dove è in corso un gravissimo conflitto, tutto è in crisi tranne l’industria aurifera. La Mineral Resorces Company ha annunciato una produzione di 70 tonnellate nel corso del 2025, il massimo degli ultimi cinque anni. E per la verità sia l’esercito che le Forze paramilitari di supporto rapido, dal 2023 ad oggi si sono finanziate con aiuti stranieri e con le commesse dell’industria dell’oro. Resta il fatto che, tranne i familiari che ora sono sprofondati in una crisi ancora più drammatica, su quei tredici operai e sugli altri sei, nessuno versa lacrime. E nemmeno sussidi. Notizie tanto a margine che non ne riferisce praticamente nessuno. Dimenticate le guerre, sono dimenticati soprattutto coloro che le subiscono, i poveri. (Fonte: L’Osservatore romano)