“Quanta libertà sei disposto a cedere per ottenere maggiore sicurezza?”. Nel dibattito che si è sviluppato dopo i fatti di Torino e nelle decisioni che la maggioranza parlamentare si appresta ad adottare, la discussione è stata ridotta a questa sintesi.
Sembra che il dilemma debba necessariamente essere posto in una sorta di scambio, baratto, mercanteggiamento. Ma quella della libertà di manifestare e della sicurezza da garantire a tutti i cittadini non è faccenda da suq! Il compito del governo di un Paese democratico è di dar voce a ogni suo cittadino e a ogni sua cittadina garantendo che questo avvenga in maniera pacifica. È, cioè, di garantire le manifestazioni prevenendo e impedendo le infiltrazioni dei violenti, siano essi esaltati dei giochi di guerra/guerriglia, siano esponenti di forze avverse che vogliono tagliare la voce alle istanze dell’iniziativa, pedine dei servizi segreti o violenti che credono che usare un manganello o un martello dia loro più ragioni della sola voce della massa di persone che manifesta nonviolentemente. Questo deve fare un governo secondo la Costituzione che si mostra quanto mai gelosa di difendere un diritto sacrosanto. Rispondere alla violenza con metodi che quantomeno flirtano con la repressione violenta è un incesto che “la Costituzione del ripudio” vomiterebbe dalla propria bocca.